Berlusconi, attesa sul testamento: tempi brevi tra Fininvest e Borsa

I tempi saranno brevi perché l’assemblea Fininvest per bilancio e nomine è alle porte e perché il gruppo ha aziende quotate in Borsa e la speculazione prospera.

 

Berlusconi
(Foto: Samantha Zucchi / Insidefoto)

Si lavora per mettere a terra, trasformare in atti e fatti le ultime volontà di Silvio Berlusconi. Lo riporta Il Corriere della Sera, spiegando che il testamento dell’ex Premier darà la linea. Da quanto si sostiene tra i professionisti vicini alla famiglia, il faro nelle scelte del Cavaliere per il dopo sé stesso è la sintesi di due parole: continuità e compattezza.

E ieri in Duomo i figli che si prendevano per mano e Marina che teneva la mano di Marta Fascina sono apparsi una squadra-famiglia compatta. Tradotto e trasferito sul piano della governance societaria vuol dire che uno “spezzatino” di Fininvest è assai improbabile. L’idea che Banca Mediolanum possa “sganciarsi” per avvicinarsi ai tre figli più giovani lasciando campo libero a Marina e Pier Silvio su Mondadori e Mfe-Mediaset, è un’ipotesi che circola ma corre nel vuoto.

È evidente che questi sono i giorni delle congetture. Per esempio, c’è chi afferma che le fideiussioni di Berlusconi sui debiti di Forza Italia (92 milioni) sarebbero garantite da patrimonio personale e sarebbero materia di testamento. I fatti concreti, però, li leggerà solo il notaio, dando per scontato ciò che ancora non lo è al 100%, e cioè l’esistenza di un testamento.

I tempi potrebbero essere brevi, il notaio dovrebbe essere Arrigo Roveda di Milano. Tempi ravvicinati perché l’assemblea Fininvest per bilancio e nomine è alle porte (29 giugno) e poi perché il gruppo ha aziende quotate in Borsa e la speculazione prospera se gli argini informativi si abbassano.

Speculazione sui titoli che ruotava sul futuro controllo di Fininvest che, come ormai è noto, sarà chiarito solo all’apertura del testamento. A supporto anche voci di mercato su possibili mire di gruppi esteri. Ma sia la Fininvest che Pier Silvio Berlusconi con dichiarazioni su continuità e stabilità, hanno smorzato gli “entusiasmi” speculativi. Resta il fatto che oggi Mfe con i suoi 1,75 miliardi di capitalizzazione (cioè il valore in Borsa del 100% del capitale) è lontana anni luce dall’essere quel treno ad alta velocità e ricchi dividendi che trainava tutto il gruppo. Il top lo raggiunse nel 1999 con 18 miliardi di capitalizzazione.

 

Oggi è Mediolanum (6,2 miliardi di capitalizzazione) la gallina dalle uova d’oro e non solo per le cedole: il 30% di Fininvest è in bilancio a 116 milioni ma vale 1,85 miliardi e dunque la plusvalenza potenziale è enorme.