Enel, oggi l’assemblea: resa dei conti sulla presidenza a Scaroni

Il numero uno del Milan è stato indicato dal MEF come nuovo presidente della controllata statale, ma i fondi azionisti hanno promesso battaglia sulla nomina dei nuovi vertici.

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(Foto: Marco Luzzani/Getty Images

È il giorno della resa dei conti per Enel. Alle 14 infatti prenderà il via l’assemblea dei soci, chiamata a votare i nuovi vertici voluti dal governo, con i fondi azionisti (ultimo dei quali Norges) che hanno già dichiarato battaglia sulle nomine.

L’attesa è soprattutto per la nomina del presidente, con il braccio di ferro fra il candidato dell’azionista Tesoro (che ha il 23,59% del capitale ed esercita il golden power) Paolo Scaroni, numero uno anche del Milan, e Marco Mazzucchelli, proposto come “indipendente” dalla lista presentata sul filo di lana dall’asset manager britannico Covalis Capital (1%), che ha tacciato di “opacità” le nomine del ministero dell’Economia.

Obiettivo di Zach Mecelis, il capo del fondo con sede alle isole Cayman, è un cda “diversificato e indipendente, che rifletta la natura internazionale dell’azienda e della sua base di azionisti” e consentire al gruppo energetico di “realizzare il suo potenziale di leader nella transizione energetica”. Avere almeno un consigliere nel board consentirebbe a Covalis di incidere sulle scelte dell’azienda.

La lista di minoranza di Assogestioni indica tre candidati, nessuno per la presidenza. Darle un voto potrebbe favorire il presidente “indipendente”, ha fatto capire Mecelis che batte con forza sulla necessità di un contrappeso al management.

Principale bersaglio degli attacchi resta Scaroni, già alla guida di Eni dal 2005 al 2014, nove anni di decisioni che hanno orientato verso la Russia l’approvvigionamento energetico italiano e che ora sono il motivo di contestazione da una parte di investitori e politica. Tuttavia a sostegno del manager e dell’amministratore delegato indicato dal Tesoro, Flavio Cattaneo (attorno al quale non c’è altrettanto fervore), sono scesi in campo consulenti di investitori istituzionali di società quotate, banche e società di investimenti, per rilevare che sono “candidati di livello internazionale” con “un profilo talmente alto che non ha pari nelle altre liste”. Lascia dunque oggi, dopo tre mandati, la guida come amministratore delegato e direttore generale Francesco Starace orgoglioso dei “9 anni di sviluppo” per la prima società di Borsa per capitalizzazione a quota 60 miliardi. Certo con un po’ di amaro in bocca perché questo è un lavoro che gli piace “tantissimo”, ha ammesso, ma “la scelta spetta agli azionisti”.

Starace ha ribadito più volte di “non voler restare” alla guida di Enel ma di essere “disponibile a dare una mano dopo l’assemblea se ce ne fosse bisogno e mi venisse chiesto, per un mese e solo per l’ordinaria amministrazione”. E poi, ha rilevato “non sono dietro nessuna lista”.