Nomine Rai, spunta Andrea Vianello per la direzione di RaiSport

Il governo Meloni è pronto a una vera e propria rivoluzione non solo dei direttori dei vati Tg e dei canali, ma studia anche una nuova linea editoriale.

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Il logo della Rai (Foto Samantha by Zucchi Insidefoto)

Si avvicina sempre di più la data limite per la Rai per la definizione dei palinsesti per la prossima stagione televisiva, che dovrebbe essere quella di metà maggio. Ma non si possono effettuare passi in avanti su questo tema se prima non saranno sistemate tutte le caselle del nuovo vertice della televisione di stato firmata dal governo Meloni.

Prima di tutto, come riporta l’edizione odierna del La Repubblica, dovrà fare un passo indietro l’ad Carlo Fuortes, che ha già fatto sapere di voler lasciare Viale Mazzini solamente se avrà la direzione del teatro San Carlo di Napoli, posizione occupata al momento da Stephane Lissner. Detto, fatto, o almeno quasi. Il governo ha in programma la votazione in Parlamento di un nuovo decreto legge che costringerebbe il sovrintendente francese ad andare in pensione per sopraggiunti limiti di età, liberando così il posto. Polemiche da parte delle opposizioni che identificano l’operato del governo come la sottoscrizione di una norma “ad personam” che impedirebbe di rispettare la naturale scadenza del CdA del Servizio Pubblico prevista per il prossimo anno.

Ma il governo procede per la sua strada e si aspetta che Fuortes comunichi le proprie dimissioni alla presidente Soldi e al collegio sindacale entro lunedì 8 maggio. La palla a quel punto andrebbe al Mef che ha già pronto il successore: Roberto Sergi, attuale direttore di Radio Rai. A quel punto si aspetterebbe solamente la ratifica in Consiglio dei ministri per inaugurare la nuova Rai. Ma il lavoro non finisce qui.

Infatti, da quel punto in poi andrà trovata la quadra con le diverse nomine interne alla televisione di Stato, senza dimenticare di assecondare le varie forze politiche. Sembra tutto fatto per il ruolo di direttore generale che dovrebbe andare a Giampaolo Rossi, uomo di fiducia della premier Meloni, a cui cura personalmente i rapporti con il mondo dell’informazione. A quel punto si passa ai vari Tg e qui è pronta la collaborazione di Giuseppe Conte che vuole mantenere per il suo MoVimento 5 Stelle un ruolo da protagonista nell’informazione del Servizio Pubblico.

Al Tg1 è pronto ad arrivare Gian Marco Chiocci, direttore di Adnkronos che, oltre a essere un amico personale della Meloni, intrattiene ottimi rapporti con i vertici del M5S. Il Tg2, invece, andrebbe a Forza Italia che vuole alla guida Antonio Preziosi, che lascerebbe così Rai Parlamento a Giuseppe Carboni, ex direttore del Tg1 in quota grillina, sostituito dopo l’insediamento del governo Draghi. Più ingarbugliata la situazione per quanto riguarda il Tg2 con Nicola Rao, appena insediatosi al posto del ministro dell’Istruzione Sangiuliano, che dovrebbe passare o agli Approfondimenti, con l’attuale direttore Antonio Di Bella che ha da poco prolungato per due mesi nonostante l’età gli consentirebbe di andare in pensione, o al Gr Radio, dove attualmente c’è Andrea Vianello (noto tifoso milanista e storicamente vicino ad Enrico Letta), che a quel punto sarebbe un ottimo candidato per la direzione di RaiSport. Per il Tg2 c’è anche Paolo Corsini, attuale vice direttore, che gode di ottima considerazione all’interno del centrodestra.

Stabiliti i direttori si procederà con una vera e propria rivoluzione editoriale all’interno di essi. Monica Maggioni perderà il Tg1 ma guadagnerà il Coordinamento editoriale al posto di Giuseppina Paterniti in uscita, mentre al Tg3 dovrebbe restare Mario Orfeo nonostante il pressing di Costanza Crescimbeni, sponsorizzata dai vertici del Pd vicini alla segretaria Schlein. Invece il direttore di Rainews Paolo Petrecca, il primo di FdI in Rai, non intende muoversi.

In fin dei conti, come era prevedibile, la premier Meloni avrà i suoi uomini, o donne, di fiducia nei ruoli considerati chiave, senza però scontentare le altre forze politiche, specialmente gli alleati. Infatti, dopo alcune tensioni, la Lega sembrerebbe essere contenta di mantenere la direzione e la vicedirezione della Testata regionale, a cui si aggiungeranno l’Intrattenimento Prime Time con la nomina di Marcello Ciannamea, in sostituzione di Stefano Coletta dirottato sul Marketing, con il primo che si occuperà quindi anche di Sanremo.

Ma non solo le nomine per le poltrone dietro le quinte, il governo vuole mettere mano anche all’organico che si vedrà davanti alle telecamere. Si passa da Pino Insegno, più volte visto a Palazzo Chigi, che dovrebbe sostituire Flavio Insinna all’Eredità. Poi un tris, tutto condito secondo i gusti della maggioranza, formato da Laura Tecce (FdI), Monica Setta (Lega) e Annalisa Bruchi (Forza Italia) che andranno alla conduzione in prima e seconda serata dei nuovi talk show. E uno spazio ci sarà anche per Roberto Poletti, il biografo del leader leghista Matteo Salvini, magari di nuovo a UnoMattina.