Samp, rischi anche per Garrone in caso di fallimento

La situazione in casa Sampdoria è sempre intricata e una soluzione, rappresentata dal cambio di proprietà, non sembra essere abbastanza vicina per una svolta in tempi rapidi, come si erano…

Sampdoria fallimento Garrone
Edoardo Garrone (Foto Daniele Buffa/Image Sport/Insidefoto)

La situazione in casa Sampdoria è sempre intricata e una soluzione, rappresentata dal cambio di proprietà, non sembra essere abbastanza vicina per una svolta in tempi rapidi, come si erano augurati CdA e tifosi.

La proprietà del club, quindi, rimane in mano alla famiglia Ferrero che controlla la Holding Max, che a sua volta ha al suo interno la Sport Spettacolo Holding che detiene il 99,96% delle quote del club blucerchiato. La data limite, oltre alle scadenze fiscali da rispettare per cui vanno cercati i fondi, visto che la proprietà non può garantirli, e la strada più battuta al momento è quella della sottoscrizione del bond, è il 6 giugno quando la composizione negoziata della crisi gestita dall’avvocato Eugenio Bissocoli scadrà e porterà la Samp al fallimento e alla revoca del titolo sportivo.

Secondo quanto riporta l’edizione odierna di MF-Milano e Finanza, però la situazione a quel punto coinvolgere a quel punto anche Edoardo Garrone, presidente di Erg ed ex proprietario della Samp, prima della cessione a Massimo Ferrero a titolo gratuito nel 2014. Infatti, Garrone entrerebbe nella procedura concorsuale come «Amministratore Occulto e Socio di fatto». Secondo la ricostruzione fatta da fonti finanziarie che conoscono il dossier Samp, «Garrone e altri componenti della famiglia si sono attivati da diverso tempo (negli ultimi mesi) per cercare di rassicurare i creditori, comprese le banche, anche parlando di numeri e dati di bilancio della Sampdoria che sono coperti da riservatezza e che solo chi ha accesso a determinati documenti del club conosce». Per questa ragione Edoardo Garrone verrebbe coinvolto in pieno a livello giuridico in un’eventuale procedura concorsuale, come amministratore di fatto della società.

Ed è proprio questo il motivo che ha spinto Garrone pubblicare un comunicato, pochi giorni fa, in cui si diceva pronto a sostenere «proposte serie» per salvare la Sampdoria, ma a una condizione: nessuna transazione con Massimo Ferrero, in pratica la stessa che ha fatto trascurare la trattativa fra il trustee Gianluca Vidal e il finanziere Alessandro Barnaba, anche lui in posizione di attesa ma che non ha intenzione di trattare con Ferrero, che per la società chiede almeno 25 milioni di euro, cifra necessaria per coprire i debiti della Samp stessa, inclusa nel trust insieme alle altre aziende, riconducibili ai Ferrero, che hanno dei debiti.

Con il passare dei giorni, però, le possibilità di salvare la Sampdoria si riducono sempre di più e portano a due sole strade percorribili: la sottoscrizione del bond convertibile a 18 mesi con soggetti interessati come Raffaele Mincione, attraverso la sua Wrm, senza escludere a priori la figura di Edoardo Garrone che potrebbe scendere in campo direttamente. Lo stesso bond potrebbe essere sottoscritto da Banca Sistema, lo stesso istituto bancario che lo ha lanciato con un accordo con la controllata della famiglia Ferrero.

Altro soggetto potrebbe essere Alessandro Barnaba che però continua a non mollare la pista, che rappresenta la seconda strada percorribile, che porterebbe allo stralcio della posizione della Sampdoria rispetto alle altre società riconducibili a Massimo Ferrero, così da permettergli di entrare solo nella società sportiva. Per questo stanno andando avanti, da diverse settimane, colloqui con il CdA, presieduto da Marco Lanna, la FIGC e la Covisoc. Al momento, però, questa ipotesi sembra poco percorribile visto che tutte le società include nel trust hanno debiti garantiti da Sace, cioè dallo Stato, e dividere i due filoni creerebbe un precedente che potrebbe intaccare diversi altri procedimenti di questo tipo.