«Non si finisce mai di imparare a imparare. Finora è stata un’esperienza bella e sfidante». Lo ha detto il presidente della Lega Serie A Lorenzo Casini, intervistato dal Corriere della Sera a un anno dalla sua elezione a numero uno della lega. «Lega litigiosa? Tutti i contesti collettivi possono essere litigiosi. La differenza è che la serie A ha i riflettori sempre puntati e ogni dissidio viene rilevato. Va invece ricordato che i presidenti, con le loro diverse capacità professionali, industriali e manageriali, sono una risorsa straordinaria non solo per la Lega, ma anche per il Paese. La frattura con De Siervo? Il tema, con nessuna frattura, si era aperto e chiuso a febbraio: erano procedure interne alla Lega e mi dispiace siano divenute pubbliche».
«Risultato di cui vado fiero? Essere riusciti a convincere governo e Parlamento della necessità di modificare la legge Melandri, liberalizzando la commercializzazione dei diritti audiovisivi all’estero e portando fino a cinque anni la durata del prossimo ciclo di diritti in Italia. Abbiamo poi programmato con anticipo calendario e orario delle partite, come avviene in Premier League: tifosi e club hanno gradito»
«Rapporto con la politica? Ho avuto rapporti ottimi sia con il precedente esecutivo, con Valentina Vezzali, sia con l’attuale governo, col ministro Andrea Abodi. Il calcio è tra i principali contributori, direttamente e indirettamente, dell’economia italiana, ma in molte occasioni non è forse riuscito a far comprendere a pieno questo suo ruolo. Ecco, se c’è una cosa in cui dobbiamo migliorare è farci percepire come un vero settore industriale e potenziare la presenza della serie A nel sociale».
«Rapporti con la Figc? È un tema antico e lo abbiamo richiamato nel documento sulle riforme inviato alla Figc e al ministro Abodi lo scorso dicembre. Non si tratta di avere solo consiglieri in più, ma di vedere riconosciuto un peso maggiore alla A».
«Riforme? Nel nostro documento abbiamo indicato molte misure per valorizzare i giovani, attivare le seconde squadre, migliorare il rapporto tra le leghe, potenziare le infrastrutture. Alcune sono immediate e già sono state realizzate, come l’introduzione del fuorigioco semi-automatico. Per altre ci vorrà più tempo. Se ribadiremo il no alla A a 18 squadre? Su questo punto i club si sono espressi prima del mio arrivo. Si può fare un’ulteriore riflessione, però con dati seri sui pro e contro anche in termini di audience e rappresentatività territoriale, nel quadro delle riforme di cui ha bisogno il nostro settore. Come in tanti rilevano, le partite in calendario oggi, tra campionati, coppe e nazionali, sono diventate forse troppe».
«Tetto salari? Irrealistico introdurre limiti solo in Italia se non si pongono a livello europeo. Vista la specificità dello sport, la Uefa e l’Ue potrebbero lavorare insieme, anche con federazioni e leghe, per adottare misure ad hoc».
«Diritti tv? Il contesto globale non è semplice. L’ad della Lega sta lavorando sul fronte italiano e su quello internazionale, anche approfittando delle recenti modifiche legislative. Canale di Lega? È una delle opzioni previste dalla legge. Fondi? Abbiamo ricevuto molte manifestazioni di interesse. Sarà l’assemblea a decidere come procedere, ma non prima, spero, di aver chiarito dove si vuole arrivare e come sviluppare la crescita della serie A. Andrebbe evitato l’errore di partire dal mezzo senza aver prima identificato il fine. Caso Juve? La Lega è una istituzione e non commenta la giustizia sportiva, tanto meno a procedimento aperto».