Jas Gawroski Gianni Agnelli
Foto Imago

A 20 anni dalla scomparsa dell’Avvocato Gianni Agnelli, il giornalista ed ex senatore Jas Gawronski ricorda l’amico in una lunghissima intervista a Il Corriere della Sera. Il primo incontro tra i due avvenne quando «avevo vent’anni, era il 1957. Mi invitò a un party a Sestriere, con molta altra gente. Lo incuriosiva che vivessi in Polonia. Era affascinato dai comunisti. Li riteneva uomini di un’altra categoria: spietati. Ed era interessato alla durezza della vita, alla sofferenza delle persone».

In politica, l’Avvocato Agnelli «era affascinato da Pannella. Volle conoscerlo. In lui non vedeva l’esibizionismo, ma la buona fede. I democristiani? Non ne parlava certo bene. In generale non aveva una buona opinione dei politici. E neppure dei giornalisti. Anche se frequentava quelli di successo: insieme andammo alla festa per i novant’anni di Montanelli».

I comunisti, invece, «li stimava di più, aveva un ottimo rapporto con Lama. Una volta invitò a cena Castro. Dovevo esserci anch’io; ma Fidel arrivò con il suo assistente, Robaina, futuro ministro degli Esteri; per non essere in tredici a tavola, l’Avvocato mi pregò di venire dopo il dessert».

A proposito del rapporto con Cesare Romiti, che fu anche presidente della Fiat, Gawronski spiega: «Un conto era l’amicizia, un altro il lavoro. Romiti apparteneva alla seconda schiera. Lo divertiva la sua franchezza al limite del cinismo. Una volta mi raccontò una riunione. Mattioli, il direttore finanziario della Fiat, comincia serio: “Ci sono tre modi per affrontare la situazione. Il primo: ammettere la verità…”. E Romiti: “Mattioli, non diciamo sciocchezze”».

Si passa poi al rapporto con Luca Cordero di Montezemolo: «Luca era il figlio che l’Avvocato avrebbe voluto: intelligente, spiritoso. Scanzonato. Agnelli gli dava del tu, Montezemolo del lei. Un giorno gli propone di portargli a pranzo un amico molto simpatico». Si trattava di Malagò, «che dopo venti minuti, con il suo charme romano, dice: “Avvoca’, perché non ci diamo del tu?”». Agnelli «non avrebbe mai detto: no, diamoci del lei. Così Malagò dava del tu all’Avvocato; Montezemolo gli diede del lei sino alla morte». Poi, un ricordo del rapporto con John Elkann: «Agnelli lo scelse e lo formò. E mi pare che abbia fatto un buon lavoro. Oggi sento membri della famiglia criticare l’Avvocato. Ma nessuno osa criticare John».

Un pensiero anche su Silvio Berlusconi e sull’idea che aveva di lui: «All’inizio lo divertiva, lo considerava un po’ una caricatura. Quando vinse le elezioni, però, lo prese molto sul serio. E poi era lusingato dal fatto che tenesse la sua foto sul comodino. Anche se i suoi leader di riferimento sono sempre stati altri. Ugo La Malfa. E Spadolini. Nel 1994 seguimmo insieme l’elezione del presidente del Senato. Per mezz’ora parve che avesse vinto Spadolini, e Agnelli era tutto contento. Quando si scoprì che aveva vinto Scognamiglio, non ebbe la stessa reazione. E dire che Scognamiglio era un suo parente, aveva sposato la figlia di Suni».

Passando allo sport, si parla di Ferrari e Juventus: «La Ferrari lo appassionava perché era sua; la Juve era un vero amore. Nell’intervallo scendeva negli spogliatoi: Trapattoni era un po’ seccato, ma non lo dava a vedere. Si divertiva a punzecchiare Boniperti, a ricordargli che si era lasciato sfuggire Maradona. Adorava Platini e Boniek, che trovava molto spiritoso. Mi raccontò che l’ingaggio prevedeva una parte in nero: Boniek la prese e se la infilò nei pantaloni, proprio lì…».

«Di recente ho visto Boniek qui a Roma, e gliel’ho chiesto. In polacco, per lasciarlo libero di rispondere senza che nessuno, oltre a me, capisse. Mi ha assicurato di no, che era uno scherzo dell’Avvocato», ha aggiunto Gawronski. In chiusura, una battuta sulla loro “ultima volta”: «Non ci fu nessun addio, e mi sarei sorpreso del contrario. Lui non era un sentimentale. E poi detestava i finali. Anche allo stadio andava via sempre prima della fine del match. Ha fatto così anche con la vita».

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