La Russa due stadi Milano
Ignazio La Russa (Photo Samantha Zucchi Insidefoto)

Un assist importante per Inter e Milan, sulla questione San Siro, arriva dal presidente del Senato Ignazio La Russa che, finalmente, dichiara apertamente: «Il Governo non intende porre alcun vincolo su San Siro, me lo ha confermato ufficialmente il ministro della Cultura Sangiuliano a cui solo spetta la potestà di decidere. La decisione da prendere è del Comune».

A Il Corriere della Sera, la seconda carica dello Stato dichiara: «Sgarbi non ha questa delega né credo abbia mai vantato di averla. Se lo avesse fatto avrebbe sbagliato. Per carità, tutti possono esprimere la propria opinione e pur essendo molto amico di Vittorio debbo dire con chiarezza che non ha alcuna voce in capitolo sullo stadio».

Infatti, la scelta di porre il vincolo spetta al ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, come ribadisce La Russa: «Ho parlato personalmente con il ministro per capire la situazione. Mi ha confermato che non ha ceduto la deleghe e che non intende porre alcun vincolo su San Siro. Vuole restare neutrale, perché vuole che a decidere sia, come è giusto, il Comune di Milano. Quello che dico io a Palazzo Marino è di non nascondersi dietro un dito, magari aspettando le elezioni. Se c’è da prendere una decisione la devono prendere loro e la devono prendere in fretta».

Sui prossimi passi che deve fare il Comune: «Ora ha davanti sé tre vie. La prima: costruzione del nuovo stadio e abbattimento di San Siro. Il secondo corno del dilemma è: si mantenga San Siro ma niente nuovo stadio che se le squadre vogliono può essere realizzato altrove. Terzo: mantenimento di San Siro e costruzione del nuovo stadio accanto».

Quest’ultima possibilità è una proposta nata dallo stesso presidente del Senato: «È il progetto che ho illustrato a tutti, sindaco compreso, e che mi dicono essere compatibile con i luoghi. Sarebbe addirittura vantaggioso per le società senza contare che eviterebbe a Milano un enorme danno ambientale causato dalla demolizione. Lo si è fatto in decine di città europee, in Inghilterra e in Argentina dove il calcio è quasi una religione. Due stadi possono convivere a poche decine di metri l’uno dall’altro. È la mia opinione e l’ho espressa. Ma chi deve decidere non sono io, deve essere il Comune e deve farlo in fretta. Non si possono lasciare i cittadini, le società delle squadre di calcio in attesa di una decisione che non può più essere aggirata e spetta all’amministrazione. Hanno la maggioranza, sono in giunta, non devono tergiversare. La maggioranza deve decidere».

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