Non si placa la vicenda legale che contrappone Margherita Agnelli, figlia dell’Avvocato Gianni Agnelli, ai suoi figli, capeggiati da John Elkann, amministratore delegato di Exor (la holding della famiglia Agnelli-Elkann che controlla anche la Juventus) che ha preso in mano da tempo le redini dell’impero.
Sul tema è intervenuto a Il Foglio anche Lupo Rattazzi, figlio di Susanna Agnelli, la sorella dell’avvocato Giovanni Agnelli, e quindi primo cugino di Margherita: «Margherita ha torto marcio. Ogni tanto nella vicenda interviene qualcuno che sentenzia senza conoscere la realtà dei fatti. Qualcuno che generalmente pensa di trovarsi di fronte a una nuova versione di “Davide contro Golia”».
«Ultimo in ordine di tempo il mio caro amico Jas Gawronski, che, come molti altri, ammettendo di non conoscere i fatti, ha dato una sua interpretazione totalmente errata della vicenda, sostenendo che Margherita “legalmente ha ragione”. Questo è tutto meno che un confronto tra Davide e Golia, Margherita non è una novella “Davide” e ha torto marcio», ha aggiunto ancora Rattazzi.
Il riferimento è all’accordo con cui Margherita era stata liquidata. Accordo alla cui base c’è la residenza svizzera di sua madre, Marella Agnelli, e tutto sta ora a stabilire se Marella vivesse dunque veramente in Svizzera (l’accordo prevedeva grosso modo che le venisse anticipata e liquidata l’eredità della madre in anticipo, prima della morte, cosa permessa nella confederazione elvetica ma non in Italia).
«La realtà incontrovertibile è invece che Margherita ha deciso di rinnegare l’accordo in base ad accuse che non è mai riuscita a dimostrare e con motivazioni grottesche e ridicole, che celano la vera molla che ha fatto scattare la sua rabbia e le sue ripicche», ha proseguito ancora Rattazzi.
«Nell’estate del 2003 Margherita era convinta che il gruppo Fiat sarebbe fallito, con conseguenze immaginabili sul suo patrimonio, e quindi decise di buon grado e nella pienezza delle proprie facoltà mentali di vendere la sua quota negli affari di famiglia (da lei detenuta tramite la holding Dicembre, a sua volta azionista della Giovanni Agnelli)», ha detto ancora Rattazzi.
Margherita Agnelli era molto scettica sul futuro delle fortune Fiat: «Ricordo che a casa mia a Porto Santo Stefano mi disse: “La Fiat finirà come la Parmalat”, e che ero pazzo a investire molti soldi nell’aumento di capitale dell’accomandita, aumento necessario a fare scattare il risanamento del gruppo». Soldi che alla fine si sono rivelati invece un ottimo investimento.
«Certo. E qualche anno dopo aver sottoscritto l’accordo con la madre e avere, nell’ambito di questo accordo, venduto la sua quota nel gruppo, Margherita si accorse così di avere totalmente sbagliato la sua scommessa, e di essere fuggita da una delle più straordinarie storie europee di rinascita aziendale degli ultimi 60 anni, quella della Fiat di Marchionne. Oggi la quota da lei venduta varrebbe circa 8 volte quanto da lei incassato nel 2004. Ecco il vero motivo della stizza e della voglia di rivalsa sui figli e soprattutto su John», ha concluso.