Le dichiarazioni di Vittorio Sgarbi in qualità di sottosegretario alla Cultura, sul vincolo dello stadio Meazza, non fanno che ingarbugliare l’intricata matassa relativa alla costruzione del nuovo San Siro, che vede coinvolte Inter e Milan ormai da più di tre anni.

Proprio le parole del famoso critico d’arte, secondo quanto riporta La Repubblica, hanno riguardato due lettere, inviate dal Comune di Milano, al Governo, nelle figure del presidente Meloni e del ministro della Cultura Sangiuliano, che però non hanno trovato risposta. Una scritta il 5 novembre e l’ultima una decina di giorni fa, proprio quando Sgarbi riferiva alla stampa di un prossimo vincolo sul possibile abbattimento del Meazza.

È bene ricordare come nel 2020 la Soprintendenza abbia escluso di mettere un vincolo allo stadio di San Siro e quindi, di fatto, dando via libera alla sua demolizione. Ora quel vertice è destinato a cambiare e una riapertura delle questione non è esclusa, mentre le due società e il Comune di Milano sono al lavoro per trovare una intesa che dovrebbe portare alla presentazione del progetto finale che darebbe via ai lavori.

Su questa strada, la tappa di giovedì, quando sarà previsto un consiglio comunale a Palazzo Marino, sarà fondamentale. All’ordine del giorno, fra altre questioni, infatti c’è un ordine del giorno presentato da alcuni consiglieri di maggioranza che propone alcuni paletti sul masterplan presentato da Milan e Inter non solo per la nuova arena, ma anche per la riqualificazione di tutto il quartiere di San Siro.

I temi di questa vera e propria mozione di maggioranza, che cerca di raccogliere i consensi di più consiglieri comunali possibili sono: aumentare il verde rispetto a quanto già previsto; trovare un garante esterno che certifichi la neutralità carbonica sia dell’abbattimento del Meazza sia della costruzione della nuova arena; mantenere invariati i costi dei biglietti; portare la capienza dell’arena dai 60 mila posti previsti a 70 mila. E infine, una richiesta di un intervento di un ente estraneo che si esprima sulla fattibilità della ristrutturazione dell’attuale stadio, cosa a cui i club fin dal primo momento si sono opposti. Non dovrebbe esserci, invece, nessuna richiesta per lo spostamento dello stadio più lontano dalle abitazioni esistenti, che comunque dovrebbe tornare di attualità in un secondo momento.

Se neanche dopo queste modifiche, il fronte del no all’interno della maggioranza dovesse ammorbidirsi verso la costruzione del nuovo impianto, le due società dovrebbero sperare nell’intervento a loro favore dei consiglieri di opposizione per veder passare l’ordine del giorno in sede di consiglio comunale.

Fino ad oggi il fronte del “no” sull’abbattimento di San Siro è composto da nove consiglieri: i Verdi Carlo Monguzzi, Francesca Cucchiara e Tommaso Gorini; i dem Alessandro Giungi, Simonetta D’Amico e Rosario Pantaleo; Enrico Fedrighini e Gabriele Rabaiotti della lista Sala; Marco Fumagalli di Milano in Salute.

E se qualcuno sembra inflessibile sulle proprie posizione, come i Verdi Monguzzi, Cucchiara e Gorini, altri potrebbero cambiare idea se vedessero da parte delle società, sempre disponibili a dialogare con le istituzioni ma che vorrebbero tempi certi anche nell’ottica di valutare altre ipotesi, un passo indietro su alcuni punti. A questi va iscritto Pantaleo, del gruppo democratico, che ha dichiarato: «Voglio leggere prima il documento, prima di prendere una decisione».

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