San Siro aggiornamento progetto

Il Milan è arrivato nella mattinata di ieri a Dubai, dove la squadra guidata dal tecnico Stefano Pioli si preparerà in vista della seconda parte della stagione. Ad aprire la giornata dei rossoneri è stato il presidente Paolo Scaroni, che ha incontrato le Istituzioni locali in un momento ufficiale, alla presenza di una delegazione di media internazionali e locali.

Intervenuto ai microfoni de La Gazzetta dello Sport, Scaroni ha parlato di vari temi legati al Milan, a cominciare dal percorso intrapreso con il fondo Elliott: «In Italia ci siamo posti come modello. Elliott è stato un azionista responsabile che comunque ha fatto gli aumenti di capitale necessari e investito cifre pesanti: oltre 700 milioni. È stato un precursore, in un certo senso obbligato: tutto il calcio andrà così, non è più il tempo del presidente mecenate con ampio portafoglio».

«Il Fair play finanziario lo impone: in Italia consideriamo logico “perdere” nel bilancio, ma dovrebbe essere l’opposto. Il Bayern Monaco guadagna da quasi trent’ anni consecutivi. Il calcio è una macchina, i soldi sono la benzina. Il dibattito ideologico è sterile: il calcio, la Lega, non vogliono far pena a nessuno ma dovrebbero farla. Senza soldi, si blocca la macchina. Non si compete, si ferma il sistema: per avere ambizioni servono risorse», ha aggiunto Scaroni.

Si torna poi a parlare del nuovo stadio, un tema che Scaroni affronta così: «Il dibattito pubblico si è concluso e in poche settimane aspettiamo la relazione del Comune. Se suggeriranno modifiche fattibili, eseguiremo. Se chiederanno stravolgimenti, no grazie. Abbiamo pensato a un impianto diverso, con due anelli e sviluppato in verticale, per permettere una visione ottimale da tutte le posizioni: per questo potrebbe arrivare a contenere dai 65mila ai 70 mila spettatori. In parallelo seguiamo altre strade: una porta a Sesto San Giovanni, ma non è l’unica. Dove si sblocca prima, procederemo».

Sulla ristrutturazione del Meazza, il numero uno del Milan chiude ancora una volta la porta: «Tecnicamente impossibile. Non esiste uno stadio altrettanto capiente, o anche un po’ meno, nel raggio di trenta chilometri. Quando San Siro diventerebbe inagibile, dove spostiamo le squadre?». E Gerry Cardinale sposa questa linea, «più di tutti gli altri. Assieme a lui a prenderemo la decisione finale su dove andare».

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