Scommesse sponsor calcio
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I club calcistici sono pronti ad accogliere nuovamente gli sponsor delle società di scommesse. Questa è la svolta che, come riporta La Gazzetta dello Sport, sta prendendo forma negli ultimi due giorni. Il primo passo lo hanno fatto Andrea Abodi, ministro dello Sport, e il presidente della FIGC Gabriele Gravina con un incontro di mezz’ora al Coni.

A offrire una sponda importante, poi, ci ha pensato lo stesso ministro che ha parlato di «diritto alla scommessa a vantaggio degli organizzatori degli eventi sportivi» proponendosi di fare entrare l’argomento nel «pacchetto competitività».

Adesso serve l’accelerata decisiva per far tornare gli sponsor e i relativi introiti. La scaletta di Abodi, condivisa con Federcalcio e Lega, oltre al ritorno delle agenzie di scommesse nell’elenco delle sponsorizzazioni “lecite”, prevede nell’immediato: l’inserimento, fra legge di Bilancio (da approvare entro la fine dell’anno) e conversione in legge del decreto «aiuti quater» (entro il 18 gennaio 2023) la possibilità di cedere i diritti tv anche in Italia con contratti quinquennali e non solo triennali. Una mossa considerata strategica per attrarre un maggiore interesse dei broadcaster.

Infine norme più efficaci per contrastare la pirateria digitale, «un fenomeno criminale che sottrae rilevanti risorse finanziarie utili alla Serie A e attraverso la mutualità, al resto del sistema calcistico», ha dichiarato Abodi.

Per il superamento del divieto di sponsorizzazione per le aziende del betting i tempi sono leggermente più lunghi, anche se lo stesso ministro Abodi vuole dare un’accelerata nel breve. L’obiettivo è quello di sancire un «diritto alla scommessa» con un prelievo sulla raccolta dei profitti delle agenzie di scommesse, destinato al movimento calcio e non solo.

Infatti il divieto, posto per arginare il problema della ludopatia, è costato ai club circa 100 milioni di euro a stagione. Il tema si preannuncia delicato, visto che anche la sottosegretaria allo sport Valentina Vezzali aveva provato a riunire le parti coinvolte per arrivare a un compresso, senza mai riuscirci.

Nel 2021 sono stati giocati 11,8 miliardi di euro in scommesse sul calcio in Italia che hanno portato all’Erario qualcosa come 303 milioni di euro, il 73% del totale dello sport, con il tennis in seconda posizione con 61,4 milioni e il 14,8% della raccolta.

Negli anni più duri del Covid, il 2020 e nel 2021, con il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora era nato il prelievo «Salva sport», che attraverso lo 0,5% aveva fruttato 90 milioni di euro per aiutare lo sport fra le intemperie del virus.

Ora, il tentativo è quello di rilanciare questa misura. La Federcalcio insiste per un prelievo dell’1%, che significherebbe, sui numeri del 2021, 150-160 milioni di euro. La percentuale del prelievo, però, si sta ancora studiando. Un passaggio non facile perché già la precedente formulazione, aveva scatenato la ribellione dei concessionari con tanto di ricorsi al Tar con differenti esiti.

D’altronde già nel 2019, quando era alla guida dell’Istituto per il Credito Sportivo, Abodi propose in Parlamento un prelievo da investire sul fronte dell’impiantistica sportiva. Il cosiddetto pacchetto competitività dovrà essere basato su un nuovo “patto” fra Stato e calcio. L’obiettivo è quello di aprire delle nuove strade per aumentare i ricavi frenando al tempo stesso corse all’indebitamento e gestioni dissennate che hanno aggredito il sistema ancor prima della crisi Covid.

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