Calcio di Stato libro
(Foto: Mohamed Farag/Getty Images)

Un emirato minuscolo che ospita un evento planetario, toccando l’apice dell’espansione nell’ultimo ventennio delle monarchie del Golfo nel calcio e in tutto il mondo sportivo. Con il Mondiale appena cominciato, il Qatar si piazza al centro della mappa calcistica, dando un seguito concreto al proprio documento programmatico – la National Vision 2030 – lanciata nel 2008 con l’obiettivo di valorizzare gli eventi sportivi come strumento di trasformazione della società e dell’economia nazionale.

Parte da qui “Calcio di Stato” (Lit Edizioni – Ultra Sport), un volume che racconta l’ascesa dello sportwashing nell’anno dei Mondiali in Qatar analizzandone le conseguenze a livello geopolitico, sportivo, economico, e sociale. Un libro scritto da Giorgio Coluccia (32 anni, giornalista professionista che scrive di sport su Il Corriere dello Sport, Il Giornale e Il Foglio) e da Federico Giustini (33 anni, giornalista professionista, che lavora nella redazione web del Corriere dello Sport e scrive di calcio, in particolar modo di quello internazionale, su Il Foglio).

Le motivazioni chiave dietro l’acquisto di una squadra di calcio professionistica o della candidatura per un evento sportivo globale, rimandano a ritorni pubblicitari, motivazioni geopolitiche, brand building e rete di contatti per esercitare la propria influenza. La pandemia ha affossato i bilanci di tante società, già gravate dai debiti e non sempre coperte da forti investitori in grado di ricapitalizzare.

Il mondo del calcio continua a cercare nuovi introiti, prova in alcuni casi a far quadrare i conti con plusvalenze fittizie. Nuovi attori, allora, continuano a prendersi la scena. Dopo i matrimoni tra Emirati Arabi e Manchester City e quello tra Qatar e Paris Saint-Germain, nell’ottobre 2021 anche l’Arabia Saudita, attraverso il suo fondo sovrano, è scesa in campo acquistando il Newcastle dopo una lunga e complessa trattativa.

Il calcio nel Vecchio Continente sembra, per il momento, essere riuscito a sventare una storica rivoluzione, quella della Superlega. Una competizione pensata dai club più importanti per aumentare e gestire direttamente i ricavi, sfidando il monopolio della UEFA. La reazione compatta di tifosi – soprattutto quelli inglesi – istituzioni calcistiche e addetti ai lavori ha indotto la maggior parte delle società che avevano aderito a fare marcia indietro. Da quei travagliati giorni primaverili del 2021, e dalle inevitabili polemiche infuocate che li hanno accompagnati, è uscito da vincitore un dirigente sportivo su tutti.

Si chiama Nasser Al-Khelaifi, è il plenipotenziario designato dalla famiglia reale del Qatar per guidare il Paris Saint-Germain verso il successo. Il presidente dell’UEFA Aleksander Çeferin lo ha incoronato nei giorni successivi al tentato blitz, ringraziandolo per non aver partecipato e per aver promosso una forma di resistenza: «Siamo sostenuti dalla grande maggioranza dei club, compresi dei giganti che rispettano il calcio, la sua storia e i suoi principi. Io li ringrazio. Nasser in primis, grazie dal profondo del mio cuore. Dimostri di essere un grande uomo».

Il passaggio immediatamente successivo ha visto Al-Khelaifi prendere il posto del dimissionario Andrea Agnelli da presidente della European Club Association. Anche in quel caso Çeferin ha espresso soddisfazione e gratitudine: «Il calcio ha bisogno di brave persone in ruoli di alto livello e Nasser è uno che ha dimostrato di essere in grado di prendersi cura degli interessi di più club oltre al proprio, il che dovrebbe essere un prerequisito per la posizione di presidente dell’ECA».

Nasser Al-Khelaifi è anche a capo del beIN Media Group, «il principale gruppo indipendente di sport, intrattenimento e media che opera in 43 Paesi nel mondo» stando alla descrizione offerta sul sito del network televisivo qatariota, uno dei principali finanziatori dell’UEFA in quanto proprietario dei diritti tv delle coppe europee nell’area MENA (Medio Oriente e Nord Africa) fino al 2024. Inoltre, Al-Khelaifi è al secondo mandato come componente del Comitato Esecutivo dell’UEFA.

Il groviglio si addensa se si ragiona sul rilevante ruolo dell’associazione dei club europei nella ridefinizione dei parametri del Fair Play finanziario, meccanismo di regole funzionante a fasi alterne pensato dall’Uefa per l’equilibrio dei conti e per l’autosostentamento dei club. Una serie di norme che, almeno sulla carta, avrebbero dovuto limitare gli investimenti dei cosiddetti club-Stato. Ma che, come anche per il Manchester City di proprietà emiratina, non ha impedito sontuose e milionarie sessioni di calciomercato. Anche la FIFA, dopo un Mondiale assegnato al Qatar tra mille controversie il 2 dicembre 2010, guarda con favore ai nuovi protagonisti del calcio. Con un presidente che ha scelto di trasferirsi con famiglia al seguito a Doha e che compare con piacere in video promozionali del Regno di Mbs, senza rinunciare agli elogi per la tradizione gastronomica saudita e chiedendo a tutti di concentrarsi soltanto sul calcio. E tutto il resto?

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