Sgarbi demolizione San Siro
(Foto: Marco Luzzani/Getty Images)

“Sono emerse alcune criticità durante il dibattito, soprattutto sul metodo. Sulla relazione troverete un paragrafo sull’intento di affrontare le criticità. In diversi incontri si sosteneva che non ci fosse tanto pubblico a causa di una cattiva comunicazione. In realtà sono segnate tutte le partecipazioni, al primo incontro eravamo più di 900, poi circa 500 e negli incontri successivi dalle 150 alle 250 ad incontro. Una partecipazione alta dimostra che le persone sapessero che il dibattito c’era. Man mano che i temi diventavano specifici (ambiente e quartiere) le persone interessate in parte diminuivano e partecipavano quelle direttamente coinvolte”. Lo ha detto Andrea Pillon, coordinatore del dibattito pubblico sul progetto del nuovo San Siro, intervenuto durante la presentazione della relazione conclusiva.

“La relazione è impostata per seguire il calendario del dibattito. Mentre ci si divide su ristrutturazione e nuovo impianto, emerge un consenso sul fatto che i club abbiano bisogno di uno stadio di proprietà moderno e al passo con i tempi. In questo caso l’opzione zero c’è in qualche mail, ma sono voci minoritarie. Si è parlato comunque di uno stadio da ristrutturare o da rifare. Già attualmente l’area di San Siro presenta criticità su eventi sportivi e concertistici, tutti temi già presenti. Questi temi condizionano i partecipanti del dibattito che le hanno riversate sul progetto. Si è parlato molto anche di interesse pubblico e il comune ha ribadito le ragioni del perché. Altro elemento apprezzato il piano d’area del mosaico San Siro, che dà una lettura delle trasformazioni del quartiere”.

“Un altro elemento che emerge è la richiesta che questa trasformazione sia coordinata sotto una regia pubblica che possa stabilire una serie di regole di garanzie che devono riflettere interesse pubblico dichiarato dall’amministrazione. Sono emerse anche le ragioni dei favorevoli, di quelli che dicono che il Meazza non può essere ristrutturato e che intervento privato delle squadre è una grande occasione. Questo è un dibattito che si fa su un’opera privata, molto particolare. Nonostante il dibattito fosse sul PFTE, si è deciso sin da subito di inserire nel dibattito anche le ipotesi di ristrutturazione che negli anni si sono via via strutturate”.

“Un altro tema è quello della capienza. Sapete che progetto prevede riduzione da 75mila a 60mila circa. Preoccupa quindi aumento dei prezzi dei biglietti, su questo punto abbiamo avuto decine di interventi. È stato più volte detto che con il nuovo stadio i biglietti più popolari e gli abbonamenti standard non dovrebbero portare a un aumento dei costi, ma questo tema di preoccupazione è presente. Accanto alla disponibilità della possibilità di aumentare la capienza, è stato più volte detto che con il nuovo stadio i ricavi dovrebbero aumentare. C’è stata una rassicurazione che i biglietti più popolari e gli abbonamenti non dovrebbero portare ad un aumento dei costi”.

“Nel masterplan c’è un aspetto più critico, l’aspetto commerciale, soprattutto per la presenza di altri grandi centri commerciali nell’area. Secondo molti bisognerebbe valorizzare di più il commercio di vicinato, di prossimità. È emerso anche il problema ambulanti, preoccupati che il masterplan incida sulle loro attività. Si avvierà un discorso su come tenere conto delle loro esigenze. Sulla sostenibilità sociale, normalmente alcuni di questi temi non sono così approfonditi nelle grandi opere. Questa parte nella relazione è corposa e ricca di proposte. Infine la sostenibilità ambientale, emerge la necessità di avere uno studio sull’impatto della ristrutturazione contro la realizzazione del nuovo impianto. Si è parlato anche del verde, a cominciare dal parco dei Capitani, proprio di fronte alle case di via tesio, che in questo momento si affacciano su un’area verde mentre in futuro avrebbero uno stadio a 50-60 metri”.

“Cosa succede adesso? Presenterò ancora questa relazione in altri contesti. È stata già convocata una commissione consiliare prossima settimana e ci saranno altri momenti di questo tipo probabilmente. Ho già inviato la relazione conclusiva a commissione nazionale, comune e club. Il proponente ha 60 giorni per presentare un dossier di progetto che dovrà contenere le cose che vedete alle mie spalle. Poi si vedrà se si andrà avanti”.

“I tempi sono quelli. Non ci sono percentuali, il dibattito pubblico non è un processo fatto a campionamento. Ci interessa che tutti i temi emergano, più aspetti possibili. Quelli che vedete sono i temi che ho cercato di gerarchizzare. In questi processi partecipa chi individua delle criticità, quindi è normale che ci siano più voci contro. La relazione è una sintesi, io poi chiederò chiaramente di poter essere ascoltato dal comune e dai club per illustrare quello che è emerso. Questo è il mio compito, poi toccherà al comune e ai club confrontarsi su quello che è emerso”.

“Tutti i cittadini che hanno partecipato riconoscono che l’area vada riqualificata. Questi sono temi più condivisi e su questo c’è unità. Cose che i cittadini non vogliono? Come criticità principale c’è la gestione dei cantieri, e poi si chiede che sia gestita bene la questione del verde. Anche la vicinanza delle case, il rumore e la sicurezza preoccupano. Sesto San Giovanni? È una domanda da rivolgere ai club. Ma le società hanno ribadito che se non ci saranno le condizioni valutano le alternative, ma devono rispondere loro”.

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