Riforme campionati
Allianz Stadium, casa della Juventus (Photo by MIGUEL MEDINA/AFP via Getty Images)

«Fra pochi giorni si apriranno i campionati del mondo in Qatar e, per la seconda volta consecutiva, non scenderanno in campo gli azzurri. Il calcio italiano deve tornare ad essere competitivo, questo deve essere il primo obiettivo. Per riuscirci dobbiamo predisporre un progetto concreto di riforma del sistema calcio, con tempi certi e risorse finanziarie per i settori giovanili».

Queste le parole con cui ha esordito il presidente della Lega Pro Francesco Ghirelli nella lettera inviata al presidente della Lega Serie A Lorenzo Casini e a quello della Serie B Mauro Balata per affrontare insieme il tema della Riforma dei campionati.

«Dobbiamo lavorare a sistema: centri sportivi come infrastrutture materiali di cui dotare i club e formazione dei “maestri”, allenatori, preparatori atletici con competenze diverse da quelle dei tecnici della prima squadra ma egualmente valide. Il Centro Tecnico di Coverciano deve rispondere a questa esigenza. Il progetto è a filiera, a sistema come quello scolastico e va coinvolta naturalmente anche la LND. In questa direzione, è necessario lavorare fianco a fianco perché, in futuro, i nostri giovani siano protetti e non danneggiati, come è avvenuto in passato con alcune decisioni come quelle inizialmente legate ai benefici fiscali per il “rientro dei cervelli”», ha proseguito Ghirelli.

«Ogni Lega, poi, dovrebbe programmare un lavoro specifico da attuare in merito alla formazione dei giovani. Dobbiamo capire, in una logica di sistema, come valorizzare il ruolo di ciascuna Lega. Come può farlo, ad esempio, la Serie C? Tra gli elementi da valutare c’è quello delle seconde squadre, che rappresentano un progetto di formazione vincente in Europa e anche in Italia, a partire dalla crescita dei calciatori per la propria nazionale, passando dai vantaggi che ne possono trarre i club, con l’esempio positivo della Juventus che, in questa stagione, sta cominciando a trarne evidenti benefici», continua Ghirelli nel suo messaggio.

«Il ritardo italiano nella formazione dei giovani è evidente, e dobbiamo lavorarci subito. Facciamo un esempio: dall’ultimo report CIES si nota come solo l’8,4 per cento dei giocatori di Serie A siano calciatori formati nel settore giovanile del club di appartenenza. La differenza con la Liga spagnola è abissale, dove questi tipi di calciatori sono il 21,7%, ma il nostro ritardo è evidente anche con la Ligue 1, 14,3%, Bundesliga, 13,2%, e Premier League, 13,1%», prosegue il presidente della Lega Pro.

Ghirelli propone due strade per la riforma dei campionati:

  1. una proposta con uno spettro temporale attuativo di tre/quattro anni in modo che gli interessi di breve periodo dei club attualmente in organico non siano di ostacolo;
  2. una proposta da attuare subito, qualora il calcio non potesse aspettare. Allora occorrerebbero subito risorse finanziarie. «Faccio un esempio concreto che riguarda la Serie C, per non sfuggire alle responsabilità: si afferma che occorra stabilizzare i numeri per promozioni e retrocessioni. La Serie C si è dichiarata disponibile a discutere una promozione in meno in Serie B. Ma quale condizione consente questa importante rinuncia per i club? Che vi sia un sostanzioso riconoscimento, stabile nel tempo che le assicuri sostenibilità economica. Dove reperire le risorse finanziarie necessarie? In prima battuta dal paracadute che la Serie A versa ai club che retrocedono in Serie B, tra l’altro risolvendo un problema di distorsione competitiva a favore di tali club e di possibili conseguenti ricadute sulla regolarità del campionato di Serie B».

«Vi è poi la necessità di rinvenire ulteriori risorse dalla revisione della Legge Melandri. Non c’è in Europa un sistema calcistico così penalizzante come quello italiano per le serie sottostanti da parte di quelle di prima divisione in termini di solidarietà (si pensi ai contributi elargiti in Europa dalle serie maggiori a quelle inferiori durante la pandemia). La riforma deve essere ispirata ad una cultura altamente di sistema: mission dei campionati, sostenibilità economica, regole alla base e poi, solo come ultimo elemento di discussione, il numero delle squadre», ha sottolineato il presidente della Lega Pro.

Per Ghirelli c’è un problema enorme di deficit economico-finanziario ma, ancor più grave è il rapporto con le nuove generazioni, millennials e generazione Z: «Non siamo in grado di dare interattività nel gioco, non credo sia possibile ridurre drasticamente i tempi delle partite; abbiamo stadi vecchi e obsoleti, spesso non adatti ad attività multidisciplinari e che non riescono a garantire l’interattività che i giovani vogliono. Cosa resta? Riforme ed emozione per provare l’ingaggio delle nuove generazioni».

Capitolo impianti: «I nuovi stadi devono avere un forte impatto sociale, progetti caratterizzati da elevata sostenibilità ambientale, luogo di aggregazione sociale e di opportunità per le categorie meritevoli di maggiore attenzione come i portatori di disabilità o come i giovani, ospiteranno servizi di interesse pubblico. Gli stadi sono un asse fondamentale della sostenibilità dei club, sono un asset decisivo del Piano industriale, su cui è tornato recentemente il Presidente Gabriele Gravina. Con credibilità, se faremo questo, ci potremo presentare al tavolo del Governo italiano per chiedere interventi nazionali».

«E’, altresì, un punto necessario e di forza, per la presentazione della candidatura dell’Italia ad ospitare il Campionato Europeo del calcio. Ci sono altri temi importantissimi, calcio femminile, calcio per disabili, rapporto con la scuola, territorialità ed inclusività su cui discutere e trovare un comune sentire. Aggiungo il tema degli emolumenti, la cui incidenza si fa più pesante specialmente quando i club retrocedono. I fallimenti chiaramente derivano da governance incapaci, ma il costo degli emolumenti è un problema che dobbiamo e possiamo risolvere, prevedendone ad esempio un taglio obbligatorio in caso di retrocessione, e ipotizzando un ritorno al loro valore iniziale con una nuova promozione entro due anni», ha proseguito il numero uno della Serie C.

«Ultima cosa, le rappresentanze in consiglio federale. Siamo pronti a discutere anche su questo punto, in una piattaforma complessiva. Voglio però aggiungere una cosa per non essere ipocrita. Caro Lorenzo, noi abbiamo bisogno che la Serie A eserciti la sua necessaria leadership nel calcio italiano, se ne avverte la mancanza. Il tema da porsi è che abbiamo bisogno di una Lega di Serie A unita, capace di capire le esigenze delle altre leghe e di ragionare a sistema. Noi abbiamo bisogno che il calcio italiano torni competitivo in Europa e nel mondo (sopra lo abbiamo ricordato per la nazionale italiana), sai perché? I club di serie A e la lega di A saranno felici e noi contenti, avendo dei vantaggi di gioia sportiva ed anche di risorse».

«Incontriamoci, ho indicato Firenze, ma possiamo farlo anche a Roma. Diamoci un calendario di incontri per arrivare ad una proposta da consegnare al più presto al Presidente Gabriele Gravina e da discutere con tutte le altre componenti del calcio italiano, con la disponibilità ovvia di accettare modifiche, cancellazioni, integrazioni», ha concluso Ghirelli.

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