Sgarbi San Siro
(Foto: Samantha Zucchi Insidefoto)

Il nuovo stadio di San Siro, e soprattutto l’abbattimento di quello già esistente, ha aperto un vero e proprio “duello” fra il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, e il neo nominato sottosegretario alla Cultura, Vittorio Sgarbi.

Il famoso critico d’arte non si lascia mai scappare occasione per attaccare la decisione del primo cittadino del capoluogo lombardo di abbattere San Siro per far spazio a un progetto privato voluto da Milan e Inter: «Sala ha avuto una risposta di tutto l’arco politico – sottolinea Sgarbi a Tgcom 24 -, dalla sinistra alla destra, da Milly Moratti a Massimo Moratti, da Cairo fino a Mocchetti. Il vincolo monumentale su San Siro c’è, ma anche se non ci fosse, lui non può chiedere le deleghe a me. Gli risponderà il ministro che dà deleghe e non il presidente del Consiglio.

«La lettera di Sala, al presidente Giorgia Meloni, è quella di una persona che ha perso il controllo, che non capisce che nessuno butterà giù San Siro perché quell’edificio rappresenta un valore emotivo e simbolico che riguarda un bene immateriale. Il vincolo non è soltanto al monumento, ma a ciò che esso rappresenta. Stiamo parlando della Scala del Calcio».

«Sala ha voluto fare un gesto di intimidazione – conclude il sottosegretario alla Cultura – che è caduto nel vuoto perché dopo poche ore La Russa, presidente del Senato, e Rampelli, vice presidente della Camera, entrambi vicini alla Meloni, hanno detto: “Grande sottosegretario Sgarbi la cui competenza ci restituisce la dignità dello stadio che nessuno potrà abbattere”. Sala ha sbagliato indirizzo con la sua lettera: stia sereno perché non faremo nulla di male ma salveremo un monumento nel cuore della città e di tutti i tifosi dell’Inter e del Milan. Al di là delle volontà speculative che ci sono dietro l’abbattimento».

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