L’intervento di Tomori su Mount che ha portato al rigore per il Chelsea (Photo by ALBERTO PIZZOLI/AFP via Getty Images)

Gianpaolo Calvarese, ex arbitro di serie A con all’attivo più di 300 gare nella massima serie considerando tutti i ruoli (arbitro, VAR e arbitro addizionale), è ora imprenditore nell’azienda di famiglia che produce integratori sportivi naturali Aperegina. Inoltre ogni mercoledì sera di Champions League è parte della scuderia di Amazon Prime Video per commentare nella Var Room il match trasmesso dal broadcaster in Italia. 

L’ex direttore di gara teramano, dopo alcuni interventi su Calcio e Finanza, ha deciso di proseguire la collaborazione con la nostra testata inviando un contributo sull’episodio che ha visto protagonista Tomori in Milan-Chelsea.

Sveglia alle 3 da Teramo, partenza all’areoporto di Roma alle 6:30, primo scalo a Francoforte, più Atene e infine finalmente Cipro, per poter arbitrare un match UEFA il giorno dopo, e avendo quindi a disposizione meno di 24 ore per fare terapie e massaggi per riprendersi dall’impegno precedente. Questa è stata la mia esperienza più dura, ma in generale le partite in Europa, per un arbitro, sono sempre quelle più stressanti.

Al fischio finale di Inter – Roma, la partita precedente di campionato, la mia mente era già proiettata a quello che sarebbe successo il giorno dopo. Un tour de force difficile da affrontare, anche se ogni arbitro vorrebbe scendere in campo ogni tre giorni. Un impegno duro da affrontare a 20 anni, figurarsi a 40, quando hai si l’esperienza e la consapevolezza della decisione, ma non hai lo stesso atletismo e la stessa forza fisica.

Molti dettagli della vita di un direttore di gara, come questo, sono sottovalutati, o addirittura non conosciuti. Un arbitro internazionale, da vero professionista qual è, ha costantemente bisogno di un team di esperti per essere supportato ed aiutato in ogni aspetto della sua professione. Tra le cose che si studia di più, sono le dinamiche delle azioni per avere, a grandi velocità di esecuzione come in Champions, almeno degli elementi per  poter giudicare in una frazione di secondo.

È il caso di Daniel Siebert, 39 anni, arbitro tedesco impegnato lo scorso weekend in Augusta – Wolfsburg e ieri in Milan-Chelsea ed ora al centro delle polemiche per l’episodio dei primi minuti di gioco del match di Champions, con il rigore assegnato ai blues e l’espulsione di Tomori. L’azione è questa: Mount è in vantaggio, l’arbitro, che è grande studioso di dinamiche come dicevamo,  vede Tomori in pieno recupero che cerca di aiutarsi con le mani per riguadagnare terreno, fino a quando Mount in maniera scoordinata cadendo a terra calcia. 

Tomori-Mount, la trattenuta e il rosso

Rigore? Per me no, è un corpo a corpo dove Tomori cerca in tutti i modi di combattere per recuperare terreno e contrastare. Invece per Siebert è una trattenuta antisportiva che rende impossibile a Mount la conclusione finale. La questione importante in questi casi è valutare l’intensità della trattenuta per capire se una trattenuta sia funzionale o meno e quindi punibile. Sono molti i punti che un direttore di gara deve decidere in un breve lasso di tempo: ha trattenuto con quante mani? Una o due ? Per quanto tempo? Uno o due secondi? La maglia si è allungata? La risposta secondo me, che ho visto il match in tv, è sempre no, è un corpo a corpo e non una trattenuta punibile con un calcio di rigore. Per Siebert invece sì.

Ma al di là del penalty, a far saltare il banco è però la decisione del cartellino rosso. Il calcio è di tutti, esiste grazie ai tifosi e un tifoso difficilmente accetta serenamente una espulsione su un rigore generoso. La decisione del penalty insomma sarebbe potuta forse essere digerita dai tifosi, il rosso – che condanna il Milan a restare in dieci per gran parte della gara – molto meno.

Il punto però è che una volta fischiato il rigore, è sicuramente un DOGSO (“Denying an Obvious Goal Scoring Opportunity, ovverosia negare una chiara opportunità di segnare una rete) “non genuino”, ossia un fallo fatto con spirito antisportivo (infatti è stata punita una trattenuta) e non con la parte con cui si prova a giocare la palla: i piedi! Quindi, da regolamento, cartellino rosso.

Un secondo interrogativo è perché il Var non sia intervenuto? Proprio perché abbiamo parlato di intensità di una trattenuta, questa può essere valutata solo dal campo dal direttore di gara, e quando si parla di intensità, non avendo il Var il dinamomentro della forza applicata sul giocatore, di solito queste decisioni non sono mai oggetto di review; invece se si fosse trattato di un tocco basso, sgambetto, step on foot ecc, sicuramente sarebbe piu oggettivo come episodio e oggetto di revisione tramite monitor. 

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