San Siro
Stadio San Siro foto by Calcio e Finanza

Addio Meazza: benvenuta “La Cattedrale”. Questo è quanto potrebbe succedere a Milano, dove il vecchio San Siro dovrebbe lasciar spazio al nuovo impianto di proprietà condiviso tra nerazzurri e rossoneri. Lo stesso dovrebbe succedere anche nella capitale, dove il nuovo stadio dei giallorossi in zona Pietralata rimpiazzerebbe definitivamente il vecchio e glorioso Olimpico. Insomma, con anni di ritardo, il calcio italiano si prepara ad abbracciare il trend degli stadi di proprietà che in Inghilterra è invece un fenomeno di management sportivo vecchio almeno quaranta anni, prima ancora dell’era Tatcher.

Finora c’era riuscita soltanto la vecchia Signora, la Juventus con la sua Allianz Arena: poco più di 40.000 posti a sedere con annesso J-Village e J-Hotel. Tra l’altro, uno dei primi esperimenti italiani di naming right a beneficio dello sponsor leader in Europa nel settore assicurazioni. Inaugurato l’8 settembre 2011, l’impianto bianconero di Torino compie undici anni e al netto del biennio pandemico, aveva raggiunto il suo record già nella stagione 2018-19 con 83 milioni di euro di cui 62,5 milioni legati alle gare e 20,8 milioni legati all’extra campo: un totale del +600% dal 2011. Sono stati anche gli anni dello stradominio Juve in campionato, segnale di come il management sportivo basato sull’impianto di proprietà abbia privilegiato anche l’aspetto sportivo.

Da quando esiste l’Allianz i bianconeri sono sempre stati i favoriti in campionato e al di là degli ultimi inciampi della stagione attuale, la squadra di Allegri resta ancora una delle formazioni da battere, stando alle quotazioni dei siti recensiti da Scommesse.org, uno dei principali portali di comparazione quote in Italia. Ma adesso la Juventus non sarà più la sola. Dopo Bergamo, Sassuolo e Udine, “La Cattedrale” di Populous si prepara a cambiare lo skyline di Milano mentre Pietralata si appresta ad ospitare il nuovo impianto dei giallorossi annunciato già in sede di presentazione della coppa vinta in Conference dall’AD romanista Pietro Berardi. Progetti diversi per architettura, capienza e stile. Ecco cosa dovremo aspettarci dai nuovi impianti.

Quello di Milano sarà circa i due terzi del vecchio Meazza. Ancora nessuna certezza, ma le probabilità sono altissime: dal 28 settembre al 18 novembre 2022 si terrà il dibattito pubblico sulla proposta del nuovo impianto, al termine del quale i due Club avranno due mesi di tempo per approvare il dossier conclusivo e avviare i lavori nel 2024, da concludere nel 2027. In molti credono che 60.000 posti, di cui 10.000 corporate, siano davvero troppo pochi per “La Cattedrale” e per una città come Milano: uno stadio che rischia di trasformarsi in un teatro per tifosi ricchi, con una ricaduta sui prezzi tale da danneggiare le fasce più popolari del tifo cittadino. Sparirà il terzo anello a 199 euro di abbonamento. Quanto costerà il nuovo?

Per molti altri la perdita di un impianto imponente e di prestigio come il San Siro non potrà mai essere ripagata da nessun’altra struttura sportiva. Del vecchio Meazza non dovrebbe rimanere nulla, nemmeno la Torre 11, com’era stato annunciato inizialmente. L’area prospiciente verrà poi incorniciata da un grattacielo di 17 piani arricchita dal classico centro commerciale di 88.000 metri quadri. Calcio moderno 4.0.

Il nuovo stadio della Roma è invece frutto dell’accordo arrivato già qualche settimana fa con il sindaco della capitale Gualtieri. La città eterna avrà il suo nuovo impianto nella classica borgata di periferia e sarà funzionale anche alla riqualificazione urbana e commerciale dell’intera area, già pensata per il futuro Tecno-polo capitolino e la nuova sede dell’ISTAT nei pressi del nuovo centro direzionale delle FS. La capienza dell’impianto non sarà inferiore a quella dell’attuale Olimpico: circa 65.000 posti, nessun complesso immobiliare ma solo arena e attività commerciali. Verrà costruito con l’obiettivo di essere inaugurato entro il 2026, come ha ribadito il CEO della famiglia Friedkin, Pietro Berardi.

La zona nel quadrante nord-est della città, tra i Monti Tiburtini e la via Tiburtina, detta “Pietralata” tanto cara a Pasolini, si appresta a vivere la modernità, e forse Pier Paolo ne sarebbe davvero poco entusiasta. Ancora nessun rendering, ancora nessuna indiscrezione sul progetto, che verrà affidato attraverso un bando. Non si conoscono ancora nemmeno i finanziatori che sosterranno la famiglia Friedkin nel lungo viaggio che li porterà all’inaugurazione.

Nel complesso, il confronto con l’Europa rimane impietoso. Cinque società su 40 (il 12.5%) possono vantare uno stadio di proprietà tra Serie A e B (Frosinone). E l’età media degli impianti italiani nel massimo campionato è di circa 54 anni. Una situazione che appare complicata e penalizza a livello di ricavi, sponsorizzazioni e di qualità dell’esperienza sportiva a svantaggio del pubblico. In Inghilterra 15 club su 20 nell’attuale Premier hanno stadi di proprietà, in Germania nove su 18, in Spagna 16 su 20. Tutto si traduce in introiti maggiori o mancanti: dipende dai punti di vista. Per adesso, l’Italia attende ancora sul fronte innovazione.

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