Galliani: «Io ministro dello sport? Il Monza è il mio ultimo ballo»

«Con una vittoria del centro destra, accetterebbe il ministero dello Sport? No, il Monza è il mio ultimo ballo». Così parla Adriano Galliani in un’intervista rilasciata a il Corriere della…

AC Monza v Torino FC - Serie A
(Photo by Emilio Andreoli/Getty Images)

«Con una vittoria del centro destra, accetterebbe il ministero dello Sport? No, il Monza è il mio ultimo ballo». Così parla Adriano Galliani in un’intervista rilasciata a il Corriere della Sera.

Il ballo con il Monza in questa Serie A non è però iniziato al meglio visto che la squadra guidata da Stroppa va ancora a caccia dei primi punti in campionato. L’ad del club brianzolo non perde però la serenità: «Mi ricordo quando nel gennaio del 2019 ero in tribuna a Meda per il derby con il Renate. 5 gradi sottozero e una ventina di spettatori allo stadio. Ma io che nutrivo l’ossessione di portare il Monza in A ero consapevole che la strada per arrivarci passasse anche da quei campi di provincia di Lega Pro. Ora affrontare la trasferta a Roma è un motivo di vanto».

E ripensando alla commozione dopo la gara con il Pisa, Galliani spiega: «Dovete capire che il legame con questa società ha radici lontane. Ho iniziato a seguire il Monza da bambino quando avevo 5 anni: mia mamma, Annamaria, mi ha trasmesso la passione. Era parente dell’avvocato Gaetano Ciceri, in quegli anni presidente del club. Lavorava nel suo studio e in un’epoca in cui le donne non si interessavano molto al calcio lei mi portava allo stadio. L’ho persa quando ancora non avevo compiuto 15 anni e lei nemmeno 40. È stato un dolore enorme, condurre il Monza in A è stato personalmente la chiusura di un cerchio».

«La promozione è l’impresa più grande che abbiamo realizzato, lo ripeto spesso al presidente. Abbiamo preso una società che cinque anni fa era in D e l’abbiamo portata in A. Il Milan, prima del nostro avvento, aveva già vinto due Coppe Campioni. Delle venti squadre di A noi siamo l’unica a parteciparvi per la prima volta. L’obiettivo salvezza è riduttivo? Ma no, le statistiche dicono che in genere retrocedono quasi 2 squadre su 3 delle neopromosse. La A è un altro sport rispetto alla B. Però il mio ultimo slogan motivazionale appeso è: “Abbiamo impiegato 110 anni per andare in serie A, non possiamo impiegare 12 mesi per tornare in serie B”».

Su Icardi: «Il grande campione a cui avevamo pensato che, come ha raccontato nei giorni scorsi il presidente, ha declinato l’offerta, è Dybala. Avevo invitato gli agenti a casa mia, ma il giocatore preferiva un club che disputa le coppe».

«Rovinare l’immagine da vincente con l’avventura al Monza? Intanto non sono un manager solo calcistico. Nella mia vita ho fatto l’imprenditore, ho lavorato in Mediaset, in Fininvest. Il calcio è la mia passione. La politica? Il presidente aveva già provato nel 1994 a candidarmi, ma all’epoca declinai: da ad del Milan sarei stato divisivo. Mi ha convinto nel 2018 perché era il periodo di stacco fra l’addio al Milan e l’inizio dell’avventura al Monza».

Per quanto riguarda l’evoluzione del sistema calcio: «Si è trasformato. I diritti tv hanno stravolto le gerarchie: in Italia vengono venduti per 1,2 miliardi, in Inghilterra per 4. In particolare all’estero noi vendiamo i diritti per 200 milioni, la Premier per due miliardi. Senza contare che gli altri hanno costruito stadi nuovi e noi siamo rimasti indietro. Faccio un esempio: se andrà bene, il Monza fatturerà 50 milioni di euro.
Una neo-promossa inglese 250 milioni di sterline».

E il mercato: «Rispetto a trent’anni fa il meccanismo di promozioni e retrocessioni fa sballare i conti. Su venti squadre, quattro vanno in Champions accedendo a una grande fetta di risorse (la Uefa mette a disposizione 2 miliardi per 32 club), due in Europa League dove gli introiti sono inferiori, una in Conference, dieci si salvano e tre retrocedono. Per evitare di scivolare in B vedendo scomparire il 70% del fatturato si spende più di quello che si potrebbe. E con il fair play finanziario la forbice si allargherà ulteriormente: come sta accadendo nella società, scomparirà la classe media, esisteranno solo i ricchissimi e i poveri».