Sports City Gedda
(Foto: GIUSEPPE CACACE/AFP via Getty Images)

Analisi a cura di arch. LUCA FILIDEI

(Master PCGdIS)

Quando, ieri sera, il sole è calato su Gedda, città intrisa di storia dell’Arabia Saudita, non si è trattato di un tramonto come gli altri. Certo, allo stesso modo dei giorni precedenti, l’oscurità ha raccolto il testimone da quei raggi arroventati che splendono sugli sterminati deserti del Paese, con le luci delle abitazioni, dei negozi e dei grattacieli che si accenderanno per dar vita a quella nightlife tipica delle metropoli più moderne.

Eppure, nonostante questa quotidianità, a nord del King Abdulaziz International Airport, in quello spazio desolato che la città tenta di conquistare con nuovi edifici, si è tenuto uno degli incontri più attesi dell’anno, ovvero il rematch, valevole per i titoli WBA (Super), IBF, WBO e IBO, tra l’inglese Anthony Joshua e l’ucraino Oleksandr Usyk, vincitore della prima sfida. Usyk ha vinto ancora una volta, conquistando il titolo di campione del mondo dei pesi massimi.

È chiaro che si è trattato di un incontro storico, non solo per il tipico pathos che accompagna match di questo genere, ma anche – e soprattutto – per ciò che era in palio: la carriera di Joshua ad altissimi livelli, ad esempio, ma anche i contrasti di Usyk, ucraino che combatte lontano dalla patria. Il palcoscenico di tutto ciò è stata la Sports Hall di Gedda, che descriverla come una classica arena da 10.000 posti sarebbe riduttivo.

La ragione non consiste solo in alcune particolarità morfologiche e tecniche, perché è il sito il vero tema da analizzare. La Sports Hall, inaugurata nel 2014, è infatti collocata all’interno del King Abdullah Sports City, una città appunto, progettata per rappresentare il nuovo hub sportivo di Gedda con la volontà di definire, o meglio rafforzare, la visione internazionale della città.

Qui, in un’area circolare controllata da sei gate, si ergono, oltre alla Sports Hall e al King Abdullah Sports City Stadium (lo stadio centrale da circa 60.000 posti), anche diversi impianti outdoor, tra cui campi da calcio, atletica e tennis, capaci di configurare un distretto interamente destinato allo sport. Il resto dello spazio, in una logica certamente distante dai principi che caratterizzano gli “stadi urbani”, è destinato a 23.000 posti per auto e pullman: una necessità, secondo lo studio di progettazione ARUP, resa tale dall’elevato utilizzo del veicolo privato.

D’altra parte, data la particolare conformazione (e l’impatto) dell’opera urbanistica, viene spontaneo reputare la Sports City di Gedda come una delle nuove “porte” della città, non a caso ben visibile dai velivoli in procinto di atterrare nel vicino aeroporto internazionale. Gli stessi assi che delineano le vie di accesso sono l’esito di una genesi progettuale che considera la cultura della comunità, definendo ad esempio quella centrale, una via alberata, come la strada destinata alla famiglia reale saudita per la sua vicinanza alla King Abdullah Sports City Mosque.

Questa considerazione conduce inevitabilmente a riflettere sui temi identitari impressi nell’involucro dello stadio centrale e della Sports Hall. Se nel primo caso gli architetti hanno optato per una texture basata sulla mashrabiyya, un dispositivo di ventilazione forzata naturale; nel secondo, che sarà il palcoscenico del match di stasera, hanno stabilito dei chiari rimandi alla classica tenda della cultura araba. Il volume puro dell’arena, infatti, è protetto ed enfatizzato, con un raffinato “taglio” all’altezza del coronamento, da una leggera copertura che si adagia dolcemente sull’edificio.

La particolarità consiste però nell’estensione della stessa, poiché sul lato nord-est si protende a protezione di una tribuna da circa 1.000 spettatori collocata davanti ad uno stadio outdoor. Tale legame, anche morfologico, tra il palazzetto e il campo esterno definisce un’apprezzabile caratteristica del progetto, in grado di connettere in modo innovativo due strutture destinate allo sport e all’intrattenimento estremamente flessibili.

Perché la Sports Hall, nonostante un ambiente confinato, manifesta all’interno un alto livello di resilienza, grazie ad un sistema di sedute a scomparsa e un layout profondamente modificabile. Per ieri sera, ad esempio, l’intera arena è stata configurata per regalare le migliori emozioni possibili ai presenti, ovvero a quegli spettatori che assisteranno ad un evento già storico, annunciato dai promoter come la “Rage on the Red Sea”, la rabbia sul Mar Rosso che ha illuminato per una notte i cieli di Gedda.

Una città, simbolo di un intero Paese, ormai avviata verso una modernizzazione sfrenata, con l’inaugurazione nel 2021 del Jeddah Corniche Circuit e la potenziale apertura del grattacielo più alto del mondo. E poi ci sono gli eventi. Come la Supercoppa italiana 2018 tra Milan e Juve (vinta dai bianconeri proprio nel King Abdullah Sports City Stadium), la Supercopa de España 2020 o la partita da affluenza record tra la Seleção e l’Albiceleste. Senza dimenticare la WWE Greatest Royal Rumble e, appunto, l’incontro tra Joshua e Usyk.

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