Premier, forniva streaming illegale: multa di oltre 1 mln

Condannato a 7 anni e quattro mesi di reclusione. E’ la pena inflitta a Steven King, ideatore di un’organizzazione di streaming che trasmetteva illegalmente i match della Premier League.

Insieme a…

Pirateria multe utenti

Condannato a 7 anni e quattro mesi di reclusione. E’ la pena inflitta a Steven King, ideatore di un’organizzazione di streaming che trasmetteva illegalmente i match della Premier League.

Insieme a King sono stati condannati i suoi due soci Paul Rolston (6 anni e quattro mesi) e Daniel Malone (3 anni e tre mesi), per un totale di quasi 17 anni di reclusione (16 anni e 11 mesi) un record per questo tipo di reato. Si ritiene che i abbiano guadagnato circa 5,8 milioni di euro (5 milioni di sterline) attraverso il loro schema di pirateria illegale.

Lunedì alla Warwick Crown Court è stato ordinato a King di rinunciare ai proventi delle sue attività criminali e di rimborsare poco meno di un milione di sterline (£ 963.000, pari a 1,1 milioni di euro) entro tre mesi. Il giudice ha inoltre imposto a King di consegnare il proprio passaporto entro 28 giorni e gli ha vietato la possibilità di viaggiare all’estero fino al pagamento della somma.

Kevin Plumb, direttore dei servizi legali della Premier League ha dichiarato: «Le sentenze riflettono la gravità e l’entità dei crimini. Siamo lieti che i tribunali abbiano riconosciuto la gravità dei crimini legati alla pirateria e la Premier League abbia chiesto che tutti i soldi recuperati vengano restituiti agli enti pubblici, comprese le forze dell’ordine, per aiutarli a continuare il fantastico lavoro che svolgono per aiutare a portare persone come questa alla giustizia. Continueremo a collaborare con le forze dell’ordine per contrastare la pirateria dei nostri contenuti e per educare i fan sui pericoli di guardare le partite della Premier League tramite stream non autorizzati».

«La stragrande maggioranza dei nostri fan guarda l’azione della Premier League tramite fonti autorizzate, ma per coloro che non lo fanno, devono essere consapevoli che questa non è solo un’attività illegale che può portare a pene detentive, ma rischiano anche di diventare vittime di hacking e frode».