Gazidis malattia
(Copyright: Spada/LaPresse, via Onefootball)

«Ci vuole un po’ di tempo per capirne il significato – ha detto l’amministratore delegato del Milan Ivan Gazidis in merito alla conquista dello Scudetto nel corso di una lunga intervista rilasciata a The Guardian -. Dopo la vittoria per 3-0 con il Sassuolo e la vittoria del titolo c’è stata subito grande euforia e gioia, ma poi ti rendi conto che questo è un risultato davvero monumentale non solo per quello che abbiamo fatto ma per come l’abbiamo fatto, che è molto diverso».

«Già all’inizio della stagione credevamo di aver creato qualcosa di speciale sulla base di una chiara idea di costruire un nuovo Milan attorno a una squadra molto giovane. Penso che sia la squadra più giovane della storia moderna a vincere lo scudetto e una delle squadre più giovani d’Europa. Ha anche un’unità di intenti all’interno del club e con i tifosi».

Sul suo arrivo in rossonero nel 2018: «Non è stato il mio rapporto con Gordon a convincermi. Mi è piaciuta l’idea di fare qualcosa di stimolante in un nuovo ambiente, anche imparando personalmente l’italiano e una diversa cultura calcistica. E c’era l’idea romantica che potessimo riportare in alto il Milan. La gente diceva che era impossibile».

Sulla costruzione della rosa e il lavoro di Maldini: «La nostra nuova visione era quella di trovare giocatori che non fossero grandi nomi. Abbiamo ingaggiato giocatori di squadre retrocesse. Abbiamo ingaggiato giocatori che erano stati scartati o che non avevano un percorso di sviluppo. Li abbiamo identificati utilizzando moderne analisi e moderni metodi di scouting e poi abbiamo creato un ambiente in cui Paolo Maldini li ha ‘investiti’ dei valori del Milan. Quella combinazione ha reso il progetto un successo, così come il fatto che abbiamo avuto coraggio nel portare avanti le nostre convinzioni ad ogni passo».

Sul futuro del club e la possibile cessione: «Ci sono discussioni in atto. Elliott non ha cercato di vendere, gli altri sono venuti da loro. Ci sono due gruppi che amano e credono nel modo in cui è stata costruito il Milan moderno. Quindi, indipendentemente dal fatto che Elliott rimanga o che uno di questi gruppi subentri, il progetto avrà continuità. Se resto come CEO? Rimarrei sicuramente per l’immediato futuro».

Chiosa finale sulla Superlega: «La vera Superlega è la Premier League che ha un pubblico globale e si sta allontanando dagli altri campionati europei. Se non facciamo nulla, quello sarà il futuro del calcio. La nostra scelta al Milan è stata semplicemente quella di essere in una Superlega o di non esserci. Abbiamo dovuto fare una scelta responsabile per il club. Non era il Milan a guidare quell’idea. All’Arsenal mi sono opposto con veemenza alla Superlega e l’ho bloccata, perché la Premier League è completamente in ascesa».

«Si sta creando pressione in Europa perché, gli altri campionati, non potranno competere con la Premier League in futuro. Non basta dire: “La Superlega è brutta quindi continuiamo così”. Se lo facciamo, queste tensioni e pressioni non faranno che aumentare. Dobbiamo parlarne. La cosa più importante è avere un modello sostenibile per il calcio europeo. Il fair play finanziario ha quell’obiettivo, ma non è del tutto efficace. Dobbiamo pensare collettivamente in modo responsabile al futuro del calcio. Un futuro dominato dalla Premier League, a livello globale, va bene se vivi in Inghilterra. Ma il resto d’Europa ha bisogno di una visione più positiva».

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