Marotta mesi difficili
(Foto: Emilio Andreoli/Getty Images)

L’amministratore delegato dell’Inter Giuseppe Marotta ha partecipato manifestazione per celebrare i 130 anni del quotidiano Il Mattino, un’occasione per confrontarsi con gli altri ospiti presenti all’evento. Tra questi, il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis e il numero uno della Salernitana, Danilo Iervolino.

«Nel 2000 eravamo l’Eldorado del calcio, sia in termini di qualità del prodotto, sia per fatturato che per gli ingaggi dei giocatori, che venivano e finivano la loro carriera qua. Oggi il nostro campionato è di transizione, i calciatori vengono e vogliono andare via, ne ho avuto un esempio con Lukaku e Hakimi, che arrivavano dal Manchester United e dal Real Madrid, che al termine della stagione hanno chiesto di andare via», ha detto l’amministratore delegato del club nerazzurro.

«Improvvisamente abbiamo perso posizioni. Dobbiamo chiederci perché. Non siamo stati pronti al cambiamento. Gli inglesi lo hanno capito partendo dal prodotto in termini di vendita, come la vendita ai media. Noi in 20 anni abbiamo perso potere competitivo. Dal modello di mecenatismo, come era il calcio fino al 2000, non ci siamo trovati preparati al modello di business. Oggi il calcio è intrattenimento. Il gap va colmato».

Sulla sostenibilità: «Nel calcio è fondamentale. I tifosi vogliono vincere, è chiaro, pur rischiando di fallire. Il dirigente della gestione deve essere molto equilibrato. Si deve anche capire che certi costi devono essere contenuti. Oggi abbiamo un costo del lavoro che ha un limite che sfiora il 70% del fatturato. Si devono ridurre i costi e poi valorizzare le risorse per incrementare il fatturato ma salvaguardando la competitività».

In conclusione Marotta ha parlato della situazione dello sport in Italia: «La nostra è una delle poche nazioni dove lo sport non è inteso come fenomeno sociale in termini educativi e di salute. Non c’è il Ministero dello Sport, nelle scuole lo sport non esiste. i risultati del campo sono legati anche al fatto che te. Non si va alla ricerca del talento. Non si va alla ricerca del talento, nessuno sa più identificarli. Non ci sono più istruttori e allenatori come una volta».

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