Scaroni stadio Milan
Il presidente del Milan Paolo Scaroni (Foto: imagoeconomica)

«Io credo che chiunque compri il Milan compra un gioiello, una macchina che funziona bene, con un pubblico formidabile. Poi se chi compra aggiunge le sue competenze, e RedBird ne ha, ben venga». Lo ha detto Paolo Scaroni, presidente del Milan, nel corso di un’intervista rilasciata al Corriere della Sera.

«Io direi che il Milan di oggi ha un suo stile e il suo stile è caratterizzato dall’avere professionisti in ogni ruolo – sottolinea Scaroni parlando del segreto per la conquista dello Scudetto -.
Elliott è un campione mondiale degli investimenti: non ci ha mai fatto mancare supporto finanziario, ha fissato limiti di spesa, senza mai voler decidere come dovessimo investire. Gazidis è un amministratore delegato che ha girato il mondo del calcio dopo una laurea in Legge ad Oxford. Paolo Maldini è stato un grande professionista tutta la vita. E poi Stefano Pioli, bravissimo. Un mondo di professionalità, ognuna con il suo ruolo e la sua libertà d’azione, nel rispetto di quelli degli altri. Questo è un modello manageriale che funziona in tutte le aziende: andava trasportato nel calcio».

Per quanto riguarda proprio il punto di vista finanziario, il presidente rossonero ha detto: «È lo scudetto della sostenibilità. Quest’ anno lo chiuderemo con la gestione ordinaria che genera cassa, per dire».

Un punto fondamentale che ha guidato le scelte anche per i mancati rinnovi di Donnarumma e Calhanoglu: «Non ho visto il minimo tentennamento su entrambi – dichiara Scaroni -. La sostenibilità è una rotta da cui non si transige, ed è quella che mi faceva dire che volevo arrivare quarto, il minimo per mantenerla».

Tema stadio: «Farlo da soli a Sesto San Giovanni? Questa non è la nostra intenzione. Io tengo aperte entrambe le opzioni, San Siro e Sesto San Giovanni. Poi c’è la variabile che riguarda le proprietà: Elliott ha intrapreso un percorso in cui sta sondando opportunità di vendita, che comunque richiederà del tempo, almeno tre mesi. Poi deciderà il nuovo proprietario, RedBird o chi sarà».

In chiusura Scaroni parla del gap tra l’Italia e le altre leghe europee: «Nel nostro bilancio è fondamentale la vendita dei diritti tv. Nel mondo l’Italia perde terreno: la Premier incassa 2,1 miliardi l’anno, la Liga 897 milioni. La Serie A ne prende 139 da Infront per Europa, Africa, Asia e Sud America, e 57 da Cbs per gli Usa: totale fanno 196 milioni. Il calcio è uno sport, ma anche uno show, per entrare nel mercato dell’intrattenimento devo attrezzarmi perché nel mondo guardino le mie partite. Tra Pakistan, India, Indonesia e Cina ci sono tre miliardi di persone: per conquistarli devo vincere la concorrenza con gli altri sport e all’interno del calcio con le altre Leghe».

«Tutte le componenti devono concorrere a migliorare lo show. Gli stadi: devono essere pieni, moderni, ben illuminati, come in Premier League. Il campionato deve essere più appassionante possibile, quindi a 18 o 16 squadre. Gli orari delle partite di cartello devono essere pensati per Shanghai o New York. E le partite devono essere meno noiose. Solo a me la Champions sembra un altro calcio? Da noi ci sono troppe pause, troppi giocatori che perdono tempo, troppi fischi dell’arbitro, 26,8 falli fischiati a partita contro i 20,4 della Premier, per dire. Una partita da noi ha un tempo effettivo inferiore ai 50′. Anche arbitri e giocatori devono capire che fanno parte dello show. È una questione esistenziale per noi perché i soldi sono la benzina del calcio, ma non è un problema solo di soldi. Così non riusciamo a trattenere i nostri giocatori migliori. Vorranno sempre andare in Premier».

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