Una sfida tra Italia e Galles (Photo by Stu Forster/Getty Images)

A più di un anno dal lancio del progetto della Superlega nel mondo del calcio, anche il rugby pensa a una rivoluzione a livello di competizioni internazionali. L’obiettivo è quello innescare il cambiamento più radicale alla struttura del rugby dal 1995, da quando la palla ovale entrò nel professionimo e venne creato il Tri-Nations, sotenuto dagli investimenti di Rupert Murdoch, ex numero uno di Sky.

Come riportato da The Times, l’obiettivo è rivoluzionare il calendario internazionale, organizzando più incontri possibile per generare maggiori ricavi, facendo crescere il giro d’affari e anche l’interesse verso la palla ovale. Da qui l’idea di una Rugby World League, mettendo insieme le protagoniste del Sei Nazioni (Francia, Galles, Inghilterra, Irlanda, Italia, Scozia), quelle della versione dell’emisfero Sud, il Rugby Championship (Argentina, Australia, Nuova Zelanda, Sudafrica), più Giappone e isole Fiji. Dodici squadre pronte a mettere in palio un trofeo ogni 2 anni negli anni pari, evitando così la concomitanza della Coppa del Mondo e del tour dei British and Irish Lions, mentre non verrebbero influenzati né il Sei Nazioni né il Rugby Championship.

Come funzionerebbe il nuovo torneo? Intanto, oltre alle 12 big, verrebbe creata anche una seconda divisione con le nazionali “emergenti”, ovverosia Samoa, Tonga, Usa, Canada, Uruguay, Cile, Georgia, Romania, Namibia, Olanda, Spagna e Portogallo. Per quanto riguarda le big, ogni squadra dell’emisfero settentrionale dovrebbe giocare una volta contro una rivale dell’emisfero meridionale, in casa o fuori. Per garantire che i giocatori non debbano intraprendere troppi viaggi, la nazione dell’emisfero sud con il ranking più basso dovrebbe giocare i test di luglio in sede neutrale.

Ad esempio, nel primo anno: Inghilterra, Galles e Irlanda potrebbero fare un tour di luglio e disputare gare in Nuova Zelanda, Australia e Giappone. Nel frattempo, Scozia, Francia e Italia si recherebbero in Sud Africa e Argentina, con le Fiji che dovranno scegliere in quale di quei due paesi vorrebbero mettere in scena le loro partite.

Il momento clou del torneo sarebbe così nell’ultimo weekend di novembre, quando dovrebbero andare in scena non solo la finale ma anche una sfida di spareggio promozione/retrocessione tra il primo e il secondo livello. Le proiezioni iniziali segnalano che la nuova competizione porterebbe un aumento del 40% delle entrate generali, anche se gli addetti ai lavori ritengono che potrebbe essere più redditizio.

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