Cinquanta milioni di perdita secca nel 2021. Sono i dati che emergono dal bilancio d’esercizio di Exor relativamente a Gedi che fa dunque registrare un altro esercizio in profondo rosso, il secondo dalla presa di controllo da parte della holding di John Elkann che controlla Gedi con l’89% delle quote dalla metà del 2020.

Come sottolinea Verità e Affari, per il gruppo editoriale si tratta comunque di un passivo meno pesante rispetto al 2020, quando le perdite erano state di 166 milioni. I ricavi sono ancora scesi dai 533 milioni dell’intero 2020 ai 520 milioni della fine dello scorso anno. L’unica nota positiva è che la gestione industriale è migliorata con un margine operativo lordo rettificato a 37 milioni, abbattuto però da rettifiche finanziarie, oneri di ristrutturazione e accantonamenti.

Per quanto riguarda quest’ultima voce, Gedi ha registrato 23 milioni di euro in accantonamenti per la truffa ai danni dell’Inps sui prepensionamenti arbitrari di dirigenti del gruppo negli anni scorsi. Inoltre sono state registrate svalutazioni delle testate per altri 17 milioni.

Il risultato operativo di gestione fa registrare un rosso di 38 milioni di euro. A pesare il calo dei ricavi da copie vendute che scendono in soli 12 mesi da 253 milioni a 218 milioni (-14%). Al contempo salgono gli introiti derivanti dalla pubblicità: dai 239 del 2020 ai 260 del 2021.

Da quando il gruppo editoriale è passato sotto il controllo di Exor, le perdite ammontano a 210 milioni in meno di 2 anni. L’ad Scanavino ha provato a mettere una pezza con l’ennesimo taglio dei costi e la cessione di testate: prima alcuni giornali locali poi di recente la vendita de L’Espresso. «L’Espresso faceva registrare ormai da anni perdite estremamente significative», aveva dichiarato lo stesso Scanavino.

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