L’Unione europea si sta preparando per far fronte all’eventuale interruzione delle forniture di gas dalla Russia, in seguito all’invasione russa in Ucraina. Nel documento che sarà presentato oggi – di cui La Stampa ha preso visione – la Commissione imporrà agli Stati di riempire le riserve di gas «almeno al 90% della loro capacità entro il 1 ottobre», offrirà una piattaforma per gli acquisti congiunti di gas, darà la possibilità di fissare un tetto massimo per il prezzo dell’elettricità e chiederà ai governi di valutare un prelievo fiscale «temporaneo e non retroattivo» sulle aziende del settore energetico che hanno aumentato gli utili.
Quest’ultima misura metterebbe a disposizione fino a 200 miliardi di euro per compensare il caro delle bollette. Inoltre, a sostegno di famiglie e imprese, ci sarà un allenamento dei vincoli sugli aiuti di Stato. Invece, non ci sono novità sui meccanismi di compensazione per aiutare i paesi più colpiti: la Commissione europea attenderà l’esito del confronto tra i capi di Stato e di governo che si riuniranno giovedì e venerdì a Versailles.
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Nella bozza della dichiarazione che sarà approvata al summit francese si legge che i leader si impegneranno a «eliminare gradualmente la dipendenza dall’import di gas, petrolio e carbone dalla Russia». Lo faranno attraverso forniture alternative, l’acquisto di più gas naturale liquefatto e un aumento delle rinnovabili. «Serviranno ancora alcuni giorni, ma prima o poi sarà inevitabile andare in quella direzione», ha fatto sapere una fonte diplomatica europea.
Ieri la Commissione ha iniziato una serie di consultazioni con gli Stati membri, convocati a piccoli gruppi, per discutere del nuovo pacchetto di sanzioni. La resistenza di molti governi, però, è fortissima. A partire da quello tedesco. L’import di gas e petrolio dalla Russia è ancora «essenziale», ha sottolineato il cancelliere Olaf Scholz, «e non può essere garantito in altro modo». La dipendenza è tale per cui la disconnessione totale «non può essere fatta dalla sera alla mattina». Ma per Gabrielius Landsbergis, ministro degli Esteri lituano, questo ragionamento contrasta con la realtà: «I soldi che diamo alla Russia per comprare petrolio e gas vengono usati per le operazioni militari. In pratica li stiamo pagando con il sangue dei cittadini ucraini».
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