[ANALISI] La storia economica del Napoli dell'era De Laurentiis

Fabrizio Vettosi, managing director di Vsl Club Spa Investment & Advisory nonché uno dei banchieri di investimento più apprezzati sul mercato italiano, ha svolto per Calcio e Finanza un’analisi accurata…

De Laurentiis indagine Procura

Fabrizio Vettosi, managing director di Vsl Club Spa Investment & Advisory nonché uno dei banchieri di investimento più apprezzati sul mercato italiano, ha svolto per Calcio e Finanza un’analisi accurata sulla storia economica Napoli dal 2004 ad oggi, ovvero gli anni dell’era De Laurentiis

Qui di seguito riporto, in esclusiva per i lettori di Calcio e Finanza un estratto de “La Storia Finanziaria del Società Sportiva Calcio Napoli dal 2004 ad oggi”; con l’auspicio che possa fungere da buona guida per comprendere i complessi meccanismi gestionali che caratterizzano il calcio professionistico e possano far comprendere ed apprezzare scelte gestionali che, apparentemente sembrano tradire sentimenti ed affetti. Ma che invece devono inquadrarsi in razionali e corretti comportamenti che un Presidente e/o Amministratore Esecutivo di una qualunque società che gestisce un business in un ambito importante, quale il calcio professionistico, devono necessariamente avere per tutelare se stessi da eventuali responsabilità. Le società, almeno nelle Serie A/B/C sono di proprietà dei soci e non dei tifosi e sono gli amministratori che devono usare la diligenza prevista dal codice civile nella gestione delle stesse.

Partiamo dai Ricavi: innanzitutto occorre dire che nel calcio il rischio (o volatilità come suol dirsi in gergo finanziario) è alto in quanto i ricavi sono fortemente variabili (anche per la mera casualità dei risultati sportivi) e ad essi corrispondono costi fortemente rigidi rappresentati in sostanza dagli Stipendi dell’Area Tecnica collegati a contratti pluriennali e nell’ammortamento delle prestazioni dei calciatori. Anche i costi operativi sono spesso rigidi (organizzare l’area sanitaria, i ritiri, i viaggi, e il training center per un grande club è più o meno uguale per un club di Serie B).

Fabrizio Vettosi

I Ricavi ricorrenti (quindi a prescindere dalle plusvalenze del tutto aleatorie) del Napoli nelle ultime 14 stagioni (ovvero dalla risalita nella massima serie) si ragguagliano in circa 146 milioni di euro annui che costituiscono la cosiddetta “dimensione soglia”; in pratica per una società che stabilmente si posizione ai vertici del calcio Italiano con la partecipazione alle competizioni Europee (ed una più o meno ricorrente alla fase a gironi della Champions). Viene logico da pensare che i costi devono attestarsi, in base alla storia, su questa dimensione aziendale cercando di generare un margine di remunerazione per l’azionista per il rischio assunto nella gestione.

Napoli, i costi legati all’area tecnica

Ritornando al tema centrale, appare evidente che la leva cruciale è rappresentata dalla gestione dell’Area Tecnica, ed in tale ambito de Laurentiis ed il suo Management hanno manifestato una notevole capacità di attenzione ed equilibrio; come vediamo dal grafico sottostante. L’unico frangente in cui tale attenzione è calata si può ravvisare nel periodo 2017 – 2021 con un significativo impatto negativo sul Margine Operativo Lordo, ovvero sull’indicatore fondamentale e che costituisce la spia della capacità dell’azienda di generare un flusso di cassa positivo dalla gestione ordinaria (escluse plusvalenze):

Dal grafico si denota che a partire dal 2017 (in coincidenza con la guida tecnica di Ancelotti) l’incidenza del costo dell’Area Tecnica (stipendi) ha subito un’impennata le cui conseguenze, per abbrivio, si sono riverberate sugli anni successivi (nel calcio, come dicevo, esiste una forte resilienza nella riduzione dei costi a causa della durata dei contratti). Addirittura nell’esercizio trascorso il Margine Operativo Lordo è entrato in territorio negativo (-10%) con conseguente assorbimento di cassa dalla gestione corrente. Volendo essere più puntuali, nel grafico seguente è visibile l’impennata del costo per stipendi, sia in assoluto che a livello pro-capite:

Come si vede, negli ultimi 4 anni il monte-stipendi è passato da circa 100 milioni agli attuali 145 circa con un pro-capite praticamente raddoppiato quasi da 2,5 milioni ad oltre 4 milioni al fine anche di assicurarsi i rinnovi di alcuni calciatori maggiormente incidenti e rappresentativi. Ovviamente occorre aggiungere che al Margine Operativo Lordo negativo si aggiunge l’impatto degli ammortamenti annuali del costo dei c.d. “cartellini” (ovvero l’investimento per l’acquisto dei calciatori) che per il Napoli nel 2021 si sono attestati in circa 111 milioni. La perdita corrente totale è pertanto pari a circa 129 milioni per il 2021 e poteva essere annullata o mitigata solo attraverso adeguate plusvalenze, cosa che non si è potuta realizzare l e che, comunque, come detto va considerata occasionale o quanto meno aleatoria e dipendente anche da fattori esterni. In ogni caso ciò non lascia spazio ad investimenti in nuovi calciatori senza poter prescindere da un riequilibrio economico o dalla vendita di altrettanti calciatori.

Tuttavia, la straordinaria capacità di lettura degli eventi di de Laurentiis e Chiavelli hanno fatto si che il Napoli riuscisse ad attenuare l’impatto di tali effetti grazie ad una dotazione patrimoniale rilevante accumulata negli scorsi anni e ad una pronta, fredda e lucida reazione che si è concretizzata già recentemente con il non rinnovo del capitano azzurro Lorenzo Insigne.

Ma, con l’aiuto della scienza cerchiamo di capire di quanto deve incidere il Napoli sugli stipendi considerato un livello di ricavi in linea con la sua recente storia. Dal grafico seguente abbiamo riportato l’interpolazione polinomiale tra andamento del Margine Operativo Lordo e del Margine Operativo Netto (dopo gli ammortamenti) in relazione al costo per stipendi sulla base dell’andamento storico:

Applicando le formule nei riquadri, al fine di garantirsi un adeguato livello di equilibrio finanziario ed economico il Napoli dovrà ridurre il costo per stipendi rispettivamente per circa 40 ed 80 milioni di euro portando il monte dagli attuali 150 circa (incluso i costi per lo staff) ad un ammontare oscillante tra i 70 ed i 110 milioni.

Ovviamente si tratta di un ragionamento di estrema prudenza in quanto, come ribadito a maggior chiarezza per i lettori, non tiene conto della possibilità di generare plusvalenze nei prossimi immediati anni alimentando con tali risorse aggiuntive lo scouting di ulteriori talenti con ulteriori eventuali potenziali plusvalenze.

Napoli, plusvalenze ma non solo

Mi sembra utile concludere l’estratto del mio studio con un importante dato che va a smentire un’idea consolidata nella mente dei supporters azzurri che accusano de Laurentiis di essere eccessivamente “migragnoso” (per non usare altro termine meno consono). Dai grafici seguenti si evidenzia che una parte ampiamente prevalente (oltre il 90%) del circa 1 miliardo di euro generato dall’attenta gestione de Laurentiis dal 2004 ad oggi è stata investita in calciatori con ottimi risultati sportivi, il resto ha autofinanziato l’acquisto del ramo d’azienda per circa 32 milioni dal fallimento della vecchia SSCN ed una piccola residua parte nelle infrastrutture:

Ci si augura di aver contribuito a chiarire la logica delle scelte che sta operando ed opererà de Laurentiis con il rigore dei numeri e non solo con il cuore del tifoso (anche io lo sono); ma se vogliamo bene al nostro club dobbiamo prendere coscienza che il calcio professionistico ha raggiunto un livello di complessità e di responsabilità che non possono prescindere dai succitati ragionamenti che appaiono complessi ma che, invece, sono comuni a tanti altri settori dell’economia; e si sa, il calcio è l’ottava industria del nostro Paese.

Ricordo ai più che vincere uno scudetto assicura solo qualche decina di milioni in più di ricavi ma molti più costi e rischi, rimango della mia idea che si può vincere senza derogare ai principi di rigore aziendale. A maggior ragione in questo calcio che ha raggiunto livelli manageriali importanti, l’organizzazione, la competenza e la professionalità sono condizioni necessarie anche se non sufficienti per vincere anche sul campo e non viceversa. I pessimi risultati conseguiti da Mediorientali, Americani, Russi, etc, con la sola forza del “muscoli finanziari” ha dimostrato la mia tesi (ne ho parlato spesse volte con i proprietari di Milan, Inter, Spezia, Roma, Genoa, etc.); il “piccolo” Napoli di Mazzarri con Aronica, Cannavaro, Maggio, Lavezzi, Hamsik guadagnava e favoleggiava in Champions League e che dire dell’Atalanta.