Djokovic sponsor
(Foto: Daniel Pockett/Getty Images)

Mentre i legali di Djokovic starebbero valutando la richiesta di un risarcimento da 5 milioni di dollari nei confronti dell’Australia e del circuito tennistico degli Australian Open, gli sponsor hanno invece espresso – Lacoste in primis secondo quanto fatto filtrare ai media dalla stessa maison francese – l’intenzione di “rivedere” quanto prima il contratto milionario che li lega al tennista serbo.

Ipotesi, quest’ultima, tutt’altro che improbabile secondo gli esperti di diritto sportivo internazionale: «Innanzitutto vi sarebbe un tema di mancata visibilità conseguenza della sua non partecipazione agli Open d’Australia, così come, sembra prefigurarsi pure al Roland Garros, due tornei importantissimi e che pesano tantissimo nella determinazione del valore della sponsorizzazione erogata al tennista testimonial», spiega l’avvocato Leone Zilio esperto di sponsorizzazioni e diritto dello sport dello Studio internazionale Rödl & Partner.

Vi è poi un tema relativo alle cosiddette “morality clauses” ovvero «clausole che tutelano l’azienda da comportamenti pubblici o emersi all’opinione pubblica che possano infrangere il “patto di moralità”, cioè quello che impegna lo sportivo in quanto testimonial e ambasciatore del brand a una condotta aderente ai valori del marchio, dell’azienda e comunque dello sport e della morale in genere», ha aggiunto il legale.

E sulla vicenda Djokovic sembra che tutte queste condizioni si manifestino. Ecco perché gli sponsor potrebbero agire per, intanto, ottenere la riduzione del compenso di sponsorizzazione ma soprattutto chiedere la risoluzione del contratto, se non anche elaborare una richiesta risarcitoria che potrebbe mettere a dura prova le seppur cospicue risorse del tennista serbo.

Se Lacoste è al momento il primo tra gli sponsor di Djokovic ad aver manifestato la volontà di rivedere la collaborazione con il tennista serbo, la banca austriaca RBI – Raiffeisen Bank International avrebbe invece confermato ai media di voler, al momento, mantenere in essere il contratto, così come il produttore di orologi di lusso Hublot, mentre Asics, Head, Lemero, NetJets, Peugeot e Ultimate Software Group, non si sono ancora espressi in merito.

«Ma è una quiete prima della tempesta. Se Lacoste, o un altro qualsiasi degli sponsor, lo molla si scatenerà immediatamente l’effetto domino, ovvero uno dopo l’altro gli altri marchi seguiranno l’esempio e rescinderanno i contratti, anche perché sarebbe difficile giustificare, anche a seguito della sentenza del Tribunale australiano che di fatto ha bollato il tennista come esempio sbagliato per i giovani, ai propri consumatori o all’opinione pubblica la scelta di mantenere quale loro modello uno sportivo che, a leggere le carte, si è mosso in maniera scomposta se non scorretta, e comunque è oggi icona della frangia no-vax, che in termini di marketing rappresenta solo qualche misero punto percentuale del mercato», il commento di Davide Ciliberti della Purple & Noise PR.

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