San Siro vincolo 2026
(Foto: Claudio Villa/Getty Images, via Onefootball)

Non soltanto le Olimpiadi Milano-Cortina. Il 2026 sarà anche l’anno in cui il secondo anello dello stadio Giuseppe Meazza di San Siro, inaugurato il 4 settembre del 1955, compirà 71 anni. Lo riporta Libero, sottolineando che si tratta di un’età importante e ritenuta rilevante anche dalla burocrazia.

In base all’articolo 12 del Codice dei Beni culturali e del paesaggio – scrive il quotidiano – sugli immobili di proprietà pubblica che abbiano superato i settant’ anni di età viene svolto uno studio storico-architettonico sull’edificio e viene redatta un’ampia relazione che ne evidenzia eventuali caratteristiche di pregio, meritevoli di conservazione. Sulla base di questi dati si decide, quindi, se l’immobile va vincolato o meno.

E’ quello che potrebbe accadere per il Meazza, nell’anno in cui ospiterà la cerimonia inaugurale dei giochi olimpici. «Con quel vincolo rischia di cambiare tutto», spiega a Libero Luigi Corbani, portavoce del Comitato “Si Meazza”, «ed è per questo che vogliamo fare chiarezza sull’intera vicenda. Tanto i ricorsi al Tar quanto il dibattito politico avranno un peso determinante sulle scelte».

Da una parte restano Inter e Milan, pronte a investire un sacco di soldi, con forti ricadute occupazionali, per realizzare un nuovo stadio a San Siro, in modo da rendere l’impianto remunerativo e in linea con i tempi. Ovviamente questo intervento prevede l’abbattimento del Meazza, considerando l’attuale impianto obsoleto. Dall’altra parte della barricata ci sono i residenti e i comitati, decisi a difendere l’attuale impianto e già attivi con due ricorsi al Tar.

«Tutto molto bello, compreso il rendering del nuovo impianto», dice Corbani, «poi però, nella realtà, le cose vanno un po’ diversamente. Nessuno ricorda più il caso di City Life. I disegni dicevano una cosa, i fatti ne hanno presentati altri. Ecco, non vorremmo dover assistere ad un altro caso simile. Il nuovo stadio pensato da Inter e Milan non è l’impianto che serve alla città, ma la struttura che serve a loro. Per giunta a due società, le cui proprietà, non hanno rapporti con Milano, com’ era prima».

Nel ricorso presentato al Tar, cittadini e comitati, sollevano principalmente il problema «dell’inesistenza e dell’illegittimità costituzionale della normativa speciale invocata a supporto della deliberazione» della giunta Sala. Il ricorso al Tar chiede anche di ordinare al Comune di Milano di «fornire chiarimenti ed esibire» una serie di «documenti, depositati presso gli Uffici e indispensabili al giudizio». In attesa di un 2026 che potrebbe rimescolare le carte in tavola.

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