Lega Serie A (foto calcioefinanza.it)

Si accende lo scontro tra i club di Serie A sull’indice di liquidità. Dopo il botta e risposta Barone-Marotta in una delle ultime assemblea di Lega, il club viola ha ulteriormente replicato pubblicando nei giorni seguenti, come segnale di trasparenza richiesta anche agli altri club, alcuni numeri legati alla gestione economica della società. Sottolineando, in particolare, il pieno rispetto della norma legata all’indice di liquidità.

Un tema rilanciato anche dal direttore sportivo della Lazio Igli Tare: «Noi abbiamo il problema dell’indice di liquidità, così come altre 14 o 15 squadre. Dobbiamo risolvere questo problema e poi cogliere le occasioni, per quanto possibile». Con il tecnico biancoceleste che, dopo la gara con l’Inter, ha aggiunto: «Se mi aspetto acquisti a gennaio? Mah, non lo so, siamo un po’ bloccati da questo indice di liquidità, che non ho neanche ben capito cosa cazzo sia».

Che cos’è, quindi, l’indice di liquidità? E perché è così importante?

Nel 2015 la Federcalcio, tra i vari criteri all’interno del sistema di controlli economico-finanziari, ha introdotto anche l’indicatore di liquidità. All’interno delle NOIF (le Norme Organizzative Interne Federali), viene spiegato che “l’indicatore di liquidità (AC/PC), utilizzato per determinare l’eventuale carenza finanziaria, è calcolato attraverso il rapporto AC/PC tra le Attività Correnti (AC) e le Passività Correnti (PC)”.

In sostanza, quindi, si tratta di un indice che dimostra quando un club sia in grado di poter rispettare i propri impegni finanziari a breve termine: per la stagione 2021/22 il valore minimo è stato “ammorbidito” a 0,6, rispetto alla cifra prevista per le stagioni precedenti, 2019/20 (0,7) e 2020/21 (0,8). Un requisito fondamentale per l’iscrizione del campionato fino alla stagione 2019/20, ma che soprattutto condiziona e condizionerà il calciomercato.

Perché è così importante? Perché in due occasioni, durante la stagione (il 31 marzo e il 30 settembre), la Co.Vi.So.C. verifica che i club stiano rispettando il valore. E, in caso di mancato rispetto della misura minima, “la Co.Vi.So.C. dispone la non ammissione ad operazioni di acquisizione del diritto alle prestazioni dei calciatori rispettivamente per la sessione estiva e per la sessione invernale”, si legge nel regolamento. In sostanza, blocca il calciomercato in entrata dei singoli club.

Non si tratta, tuttavia, di una decisione definitiva. Infatti, il provvedimento è revocabile in caso di intervento dell’azionista di maggioranza o degli azionisti in generale, che possono riportare in positivo l’indicatore di liquidità mettendo mano al portafoglio tramite:

  • versamenti in conto futuro aumento di capitale;
  • aumento di capitale integralmente sottoscritto e versato e da effettuarsi esclusivamente in denaro;
  • finanziamenti postergati ed infruttiferi dei soci;
  • versamenti in conto copertura perdite.

La crisi legata agli effetti della pandemia, tuttavia, ha limitato le possibilità degli azionisti di intervenire direttamente. Esiste però una seconda strada per poter sbloccare gli acquisti, ovverosia tramite le cessioni. Entra in gioco così il mantra «vendere e poi comprare». Il blocco degli acquisti infatti è tale “salvo che, per ogni acquisizione, la Lega di competenza riscontri l’integrale copertura del relativo costo, attraverso il saldo positivo derivante dalle operazioni di trasferimento dei calciatori precedentemente e/o contestualmente intervenute”, si legge nelle NOIF.

“Ai fini della definizione di detto saldo positivo si terrà conto, oltre che del saldo finanziario attivo della campagna trasferimenti, anche della differenza tra il residuo costo contrattuale, comprensivo di parte fissa e variabile, dei calciatori ceduti e costo contrattuale, comprensivo di parte fissa e variabile, dei calciatori acquisiti”.

In sostanza, quindi, serve un saldo positivo tra acquisti e cessioni, ma non solo a livello di cartellino: la Lega tiene in considerazione anche quanto il giocatore che viene ceduto deve ancora ricevere da contratto per quanto riguarda stipendio e bonus, così come il valore complessivo del contratto del giocatore acquistato sempre tra stipendio e bonus.

Per capire come si arrivi ad un saldo positivo, ipotizziamo ad esempio una operazione: una squadra vende un giocatore per 10 milioni di euro, con costo contrattuale residuo di 3 milioni di euro, e acquista un giocatore per 5 milioni di euro con costo contrattuale complessivo di 2 milioni. In questo caso, quindi, il saldo totale dell’operazione è positivo per 6 milioni di euro.

Valore finanziario (cartellino)

Costo contrattuale residuo

Totale

Cessione

10.000.000,00

3.000.000,00

13.000.000,00

Valore finanziario (cartellino)

Costo contrattuale

Totale

Acquisto

5.000.000,00

2.000.000,00

7.000.000,00

Saldo finanziario

Saldo contrattuale

Saldo totale

5.000.000,00

1.000.000,00

6.000.000,00

Nel caso il solo saldo contrattuale fosse negativo, il saldo finanziario dovrà essere, oltre che positivo ovviamente, anche superiore in valore assoluto al saldo negativo del differenziale stipendi.

Non è necessario tuttavia che ogni entrata e uscita sia effettuata allo stesso momento: il termine “contestualmente” infatti spesso viene interpretato come “all’interno della stessa sessione di mercato”. In questo caso, il calciatore acquistato non è tesserabile fino al momento in cui viene depositata l’operazione in uscita a copertura dell’acquisizione. Inoltre, il saldo positivo complessivo generato può anche essere usato per coprire eventuali altri acquisti nel corso della stessa sessione di mercato.

Un tema che era già tornato alla ribalta la scorsa estate, quando nel mercato estivo, a seguito degli effetti della pandemia, l’indice aveva portato a bloccare il mercato di alcune società come ad esempio Lazio e Sampdoria, ma anche della Juventus, che ha poi ristabilito il valore minimo grazie all’aumento di capitale.

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Classe 1990, giornalista.