FIGC accordo Asl
(Foto: Vincenzo Lombardo/Getty Images, via Onefootball)

L’inchiesta delle Procura di Torino sulla Juventus ha inevitabilmente riportato in auge il delicato tema delle plusvalenze. Il club bianconero non è sicuramente l’unico ad aver fatto ricorso a questo strumento negli anni, ma le novità sul tema starebbero spingendo la FIGC a prendere in mano la situazione con rapidità.

Come riporta Il Fatto Quotidiano, le plusvalenze non sono certo una novità, dato che in Serie A ammontano a circa 700 milioni di euro l’anno, il 20% in media del fatturato dei club. Uno scontro frontale con questo fenomeno si era verificato ad esempio nell’estate 2018, quando la Procura FIGC allora diretta da Giuseppe Pecoraro aveva portato in tribunale ChievoVerona e Cesena: 3 punti di penalizzazione ai veneti, ma nulla ai romagnoli, già falliti.

Perché, sancirono i giudici, era di fatto impossibile quantificare il valore di un giocatore, legato al mercato, e quindi dimostrare l’illecito. I criteri oggettivi per la definizione del valore di un calciatore sono infatti lo scoglio più grande nel tentativo di mettere dei paletti alle plusvalenze.

Qualcosa si è mossa solo a fine 2020, quando la Covisoc ha riaperto il faldone e lo ha portato sul tavolo del presidente Gravina, chiedendo di interessare la Procura federale. In parallelo nello stesso periodo sono iniziati i contatti con la Consob, che pure ha aperto un’inchiesta perché la Juventus è quotata in Borsa.

Da qui, il ben noto elenco di 62 operazioni che coinvolge diversi club e giocatori, dalla Juve al Napoli al Genoa, da Pjanic a Osimhen a Rovella. La Procura FIGC a quel punto apre un fascicolo, anche se il presidente Gravina definisce l’indagine «non persecutoria ma conoscitiva».

Con l’inchiesta della Procura di Torino, però, la faccenda si fa ancora più seria e se la determinazione del valore di un calciatore resta fondamentalmente scoglio insuperabile, la Federcalcio potrebbe trovare una via alternativa per disincentivare il fenomeno.

Il presidente federale Gabriele Gravina, in particolare, è determinato ad anestetizzare il fenomeno tramite la leva delle licenze nazionali e si sta studiando un sistema per depurare la presentazione dei bilanci da parte della società per l’iscrizione ai campionati dalle plusvalenze che non registrano flussi di cassa.

In sostanza, i cosiddetti scambi, che se da un lato fanno registrare ricavi a conto economico per entrambe le società coinvolte nell’operazione, dall’altra parte non registrano alcun movimento di denaro.

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