(Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images)

«Col presidente ne parlo da qualche anno. Il futuro del calcio va sempre più verso una europeizzazione rispetto ai campionati nazionali. Il giocatore del livello della Juve vuole giocare quelle partite, con tutto il rispetto. Parlavo da tanti anni con il presidente di questa possibilità. Gli atleti del nostro livello ma anche i tifosi vogliono vedere sempre più partite di livello europeo».

Così Giorgio Chiellini, intervistato da Diletta Leotta su DAZN, torna sul controverso discorso della Superlega, sottolineando la posizione dei calciatori ed evidenziando le problematiche per il futuro del business del calcio.

«Ci sono alcune squadre di troppo in Serie A in questo momento, dovremmo essere in 18. Paradossalmente si potrebbe tornare anche a 16 ma credo che 18 sia il numero giusto per tornare a far salire competitività e dare più spazio a partite di livello europeo» prosegue Chiellini.

«Siamo arrivati a un punto di non ritorno. Istituzioni, club e giocatori devono incontrarsi per riformare il calendario e creare nuove competizioni per ridare uno slancio a questo sport, che rimane il più bello al mondo ma per me è migliorabile. Quando parlavo della mia volontà di fare una esperienza negli USA, in questo sono maestri, hanno creato Superleghe in ogni sport».

«Secondo me anche se noi romantici nel calcio vorremmo l’abolizione del Var, togliere il fuorigioco o rimettere il passaggio indietro al portiere, il mondo sta andando avanti e non bisogna precludersi il cambiamento. Trovare persone che insieme possano discutere per migliorare il calcio credo sia essenziale. In questo momento manca il dialogo però si sta andando verso una situazione insostenibile per tutti, per noi, per i club e anche i tifosi lo percepiscono».

«Mi auguro che nel più breve tempo possibile si possa trovare una soluzione mettendosi intorno a un tavolo tra persone serie per parlare del calcio e non per interessi personali. Noi calciatori siamo ben pagati e ne prendiamo atti ma non vuol dire che non possiamo essere presi in considerazione».

«Siamo gli attori protagonisti, non vogliamo togliete spazio agli altri, ma in questo momento c’è mancanza di rispetto, lo abbiamo visto nelle ultime due soste per le nazionali con la situazione dei sudamericani. Capisco le esigenze di business ma siamo arrivati a punto insostenibile, bisognerebbe trovare punto di equilibrio e fare tutti un passo indietro per trovare una soluzione per il futuro del calcio» conclude.

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