Dzeko cessione Roma
(Foto: Getty Images, via Onefootball)

L’attaccante dell’Inter Edin Dzeko ha rilasciato una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport. Il bosniaco ex Roma ha parlato di diversi temi, dai suoi primi mesi in nerazzurro al passato, arrivando alla cessione quasi concretizzata alla Juventus.

«Sapevo di arrivare in un grande club, avevo in testa l’obiettivo di farmi apprezzare da subito. Volevo solo quello, poi il resto l’hanno fatto i campioni che ho trovato qui», ha esordito a proposito della sua avventura nel club milanese.

Per Dzeko, l’Inter è una delle squadre più offensive in cui abbia giocato e il bosniaco mette nel mirino la Juve per domenica: «È il derby d’Italia, sono in palio punti che pesano. Non c’è tanto da inventare: dobbiamo neutralizzare quello che loro fanno bene, ovvero i contropiede. Il campionato non si vince a ottobre o a novembre, Inter e Juve lo sanno bene. Ma se perdi altri punti adesso, comincia a essere sempre più difficile recuperare».

Quella Juventus che avrebbe potuto essere la squadra di Dzeko in questa stagione: «Prima cosa: non guardo indietro, sono felice all’Inter e stop. Secondo: fu la Roma a parlare per prima e a mettersi d’accordo con la Juve, io neanche sapevo della trattativa, entrai in scena solo successivamente. Saltò tutto poi perché la Roma non trovò il mio sostituto».

A proposito della sua esperienza alla Roma ha detto: «Tante cose non mi sono piaciute, tante persone mi hanno deluso. Ma preferisco pensare ai sei anni bellissimi trascorsi lì. Avrei voluto vincere qualcosa, soprattutto il secondo anno avevamo una squadra molto forte, ma poi è difficile riuscirci se ogni volta vendi i giocatori più importanti…».

Poi, sulla chiamata dell’Inter, Dzeko racconta: «Sapete chi è stato a telefonarmi? Kolarov. È stato lui a dirmi che l’Inter era interessata, che c’era la possibilità di un trasferimento: “Qui ti vogliono, vieni”. Ed eccomi qua».

Ci si sposta poi a sorpresa sulla politica, quando a Dzeko viene chiesto se sia vero che gli è stato proposto di candidarsi per diventare presidente della Bosnia: «No, e non ci penso nemmeno. In politica non mi vedo di certo… Intanto, voglio fare altri cinque anni di calcio, poi penserò al futuro. Magari saranno tutti quanti all’Inter, perché no?».

Sul rapporto con Milano: «Non ho ancora trovato casa, momentaneamente sono vicino alla sede del club. Ibra è mio vicino? Non lo so. Incrocio spesso Ilicic, un caro amico. Milano è comunque più piccola di Roma, la quotidianità è più semplice: ti sposti facilmente in centro».

Per il Pallone d’Oro, l’attaccante punta su Messi e dice la sua sul perché in carriera non sia mai stato in corsa per a vittoria: «Eh, forse mi è mancato andare a giocare con il Real Madrid… O forse giusto un po’ di continuità. Ho fatto tanti gol in carriera, ho segnato ovunque. E non è mica finita: quando smetterò, è perché avrò dato davvero tutto. Ma quel momento ancora non è arrivato».

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