(Photo by Alexander Hassenstein/Getty Images)

Monta la polemica intorno a Xherdan Shaqiri. Il giocatore svizzero, di origine kosovara-albanese, è stato protagonista di un episodio particolare al termine della sfida tra la Nazionale elvetica e l’Irlanda del Nord, quando un tifoso è entrato in campo consegnando all’esterno del Lione una giacca dell’UÇK.

L’UÇK, acronimo albanese per Esercito di Liberazione del Kosovo, è stata una formazione paramilitare attiva durante il conflitto che ebbe luogo sul finire degli anni Novanta tra la Jugoslavia e le forze della popolazione albanese, che rappresentano la maggioranza nell’ex repubblica autonoma kosovara, divenuta uno Stato indipendente dalla Serbia nel 2008 (anche se il riconoscimento internazionale non è unanime).

Shaqiri, nato in Kosovo ma rifugiatosi in Svizzera con la famiglia, appena accortosi del simbolo ha subito rimosso la giacca, restituendola all’invasore di campo. Lo stemma dell’UCK è infatti un simbolo più che mai delicato e controverso, dal momento che la formazione è stata inserita nel 1998 nella lista delle organizzazioni terroristiche dalle Nazioni Unite.

La reazione del calciatore non è bastata alla federazione serba, che tramite un comunicato ha chiesto alla FIFA “una reazione immediata e le sanzioni più severe contro Shaqiri per aver promosso l’organizzazione terroristica criminale UCK davanti ai media”.

In ogni caso, non si tratta del primo attrito tra Shaqiri e la Serbia. In occasione della partita Serbia-Svizzera, valevole per gli ottavi di finale della Coppa del Mondo di Russia 2018, il giocatore aveva esultato facendo il segno dell’aquila con le mani, simbolo dell’etnia albanese, insieme al compagno di squadre Granit Xhaka, anch’egli di origine kosovara e con una vicenda personale simile.

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