Milan bilancio 2021
Il logo del Milan (foto LM/Fabrizio Carabelli/IPA/Live Media via Onefootball)

Il Milan ha chiuso il bilancio 2020/21 con perdite per 96,4 milioni di euro. Secondo quanto appreso da Calcio e Finanza, il cda ha approvato i conti della stagione scorsa, che si è dunque chiusa con un rosso dimezzato rispetto all’esercizio 2019/20.

Il primo bilancio impattato dall’emergenza Coronavirus aveva infatti fatto registrare un risultato netto negativo per 194,6 milioni di euro. I ricavi erano scesi a 192 milioni di euro – anche a causa della mancata partecipazione alle competizioni europee –, mentre i costi erano cresciuti a 378 milioni.

Il club è dunque riuscito a invertire la tendenza, riducendo significativamente le perdite rispetto allo scorso esercizio. Sul mercato – come analizzato anche per il costo della rosa del club rossonero – sono stati investiti oltre 70 milioni di euro, mentre non sono presenti debiti nei confronti del sistema bancario.

Milan bilancio 2021 – Per le italiane resta il nodo stadio

Nonostante i conti in miglioramento, il club rossonero – così come le altre maggiori società calcistiche italiane – necessita di un sistema che sia in grado di supportare il modello vincente e sostenibile creato dal circolo virtuoso da ricavi, investimenti, successi sportivi.

Attualmente, quello che caratterizza il calcio italiano è un circolo vizioso di insufficienti ricavi, ridotti investimenti (spesso a debito) e perdita di competitività. Il principale fattore che impedisce di invertire la rotta è rappresentato dalla carenza di infrastrutture sportive adeguate, che – oltre a creare un grosso gap di per sé – blocca la crescita di altri ricavi commerciali dei club, nonché dei diritti TV della massima serie, contribuendo a ridurre il divario della qualità del prodotto offerto.

Le uniche squadre italiane di serie A ad avere uno stadio di proprietà, oltre alla Juventus, sono Sassuolo, Atalanta e Udinese che tuttavia non rientrano per volume dei ricavi – da stadio e non – tra le top d’Europa.

Mentre sembrano esserci – da un lato – la volontà, l’impegno e le risorse finanziarie di proprietari di club per sviluppare nuove strutture con capitali privati, in gran parte esteri, d’altra parte manca il supporto amministrativo/politico per avviare e portare a termine i progetti, malgrado una legge nazionale che dovrebbe promuovere lo sviluppo di queste infrastrutture.

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