Zlatan Ibrahimovic on lo sponsor Fly Emirates (copyright: BEAUTIFUL SPORTS Carabelli/via Onefootball)

Calcio, politica internazionale e interessi economici si scontrano e si fondono ancora una volta. Il 16 settembre, il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione sulla vicenda dell’attivista emirato Ahmed Mansoor, condannato nel 2018 a 10 anni di carcere per il reato di “offesa allo status e al prestigio degli Emirati Arabi Uniti e dei suoi simboli, compresi i suoi leader”.

Secondo diverse organizzazioni umanitarie, tra cui Amnesty International, l’accusa è soltanto un mascheramento del reale motivo dell’arresto, ossia l’attivismo di Mansoor per denunciare le violazioni dei diritti umani nel Paese del Golfo, soprattutto legate ai lavoratori migranti. Un tema che, recentemente, è emerso con vigore anche per quanto riguarda il vicino Qatar, alla luce dei sempre più prossimi Mondiali 2022.

L’aspetto interessante riguarda l’art. 14 della risoluzione, che fa riferimento alla possibilità di boicottare l’evento di portata internazionale. L’Unione europea, infatti, “invita le società internazionali che sponsorizzano Expo 2020 Dubai a ritirare la loro sponsorizzazione e incoraggia gli Stati membri a non partecipare all’evento, in segno di disapprovazione nei confronti delle violazioni dei diritti umani in atto negli Emirati arabi uniti”.

Sorge quindi automatica una domanda: come sarà accolta la risoluzione all’interno dell’Unione? Gli Stati dell’Ue rinunceranno a volare a Dubai, a così pochi mesi dall’inizio dell’evento? E soprattutto, come si comporteranno le aziende che hanno già annunciato le loro sponsorizzazioni e partnership per l’Expo?

Un esempio concreto è quello del Milan, già sponsorizzato dalla compagnia di bandiera di Dubai, Fly Emirates. Circa due settimane fa, i rossoneri hanno annunciato l’accordo attraverso il quale Expo 2020 Dubai è diventata Partner Ufficiale del club. Il nodo della questione è proprio questo: secondo la risoluzione del Parlamento Ue, in teoria, il Milan dovrebbe stracciare l’accordo, o comunque allontanare il proprio nome e marchio dall’evento.

Il Milan non è l’unico club che presenta un accordo del genere: anche il Manchester City, di proprietà della famiglia reale di Abu Dhabi, ha annunciato la stessa identica partnership. Le note vicende della Brexit escludono ovviamente il City dal raggio d’azione dell’invito del Parlamento Ue, ma tale raggio potrebbe includere anche il Paris Saint-Germain, e in particolare Lionel Messi.

La stella argentina è infatti ambassador di Expo 2020. Il Paris Saint-Germain, pur di proprietà qatariota, è comunque un’azienda internazionale avente sede e operante nell’Unione europea. Come si comporterà di fronte alla richiesta del Parlamento?

Il dibattito è solo all’inizio. I temi in questione sono diversi, e potrebbero coinvolgere anche i Mondiali stessi: se il Parlamento ha invitato, di fatto, al boicottaggio di Expo 2020 per via del rispetto dei diritti umani negli Emirati, nulla impedisce che potrebbe fare altrettanto con i Mondiali di Qatar 2022. Tante domande e interessi diversi in gioco, troppo poco tempo per avere delle risposte.

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