(copyright: Attila Trenka/via Onefootball)

Nella serata di ieri, i tifosi ungheresi si sono resi nuovamente protagonisti di episodi di razzismo e comportamenti antisportivi nei confronti dei calciatori dell’Inghilterra. Tuttavia la sfida, vinta dai Tre Leoni per 0-4, avrebbe dovuto giocarsi a porte chiuse proprio per sanzionare il comportamento razzista dei magiari durante le gare a Budapest di Euro 2020.

Come riporta AP News, il motivo della mancata sanzione è di natura burocratica. Le qualificazioni ai Mondiali cadono sotto il controllo della FIFA, mentre l’Europeo era organizzato dalla UEFA. A sanzionare l’Ungheria era stata la UEFA, imponendo le porte chiuse per due gare, ma essendo la partita contro l’Inghilterra organizzata dalla FIFA la sanzione non è stata applicata.

Stando così le cose, bisognerà aspettare la Nations League del prossimo anno per applicare la sanzione presa per i fatti avvenuti durante Euro 2020: un lasso di tempo eccessivo, che ha scatenato non poche polemiche. “Questa partita avrebbe dovuto essere giocata a porte chiuse”, dichiarano gli attivisti. “Non ha senso che un gruppo di tifosi sanzionati per discriminazione agli Europei sia poi libero di abusare razzialmente di un’altra squadra solo perché è una qualificazione alla Coppa del Mondo”.

Cosa si sarebbe potuto fare? La FIFA avrebbe potuto scegliere di estendere l’applicazione del divieto di due partite negli stadi a qualsiasi competizione; oppure, la UEFA le avrebbe potuto chiedere di farlo. Questo succede già nei casi di partite truccate e corruzione, dove gli organi del calcio si coordinano per garantire che i giocatori o i funzionari siano banditi da qualsiasi ruolo nello sport. Tuttavia, per il sanzioni contro il razzismo questo ancora non accade.

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