La bandiera statunitense (Photo by Jeffrey Brown/Icon Sportswire via Onefootball)

Recentemente, sono cominciate a circolare le voci su una possibile cessione del Genoa da parte di Enrico Preziosi. Il potenziale acquirente, secondo diverse fonti, sarebbe un fondo americano: nel caso in cui la trattativa andasse a buon fine, il Genoa diventerebbe il nono club italiano con proprietà americana, il sesto nella Serie A 2021/22.

La notizia ormai non stupisce più. Negli ultimi anni vi è stata una vera e propria invasione di proprietà americane, non solo in Italia ma in tutta Europa. In una situazione in cui il calcio europeo guarda agli altri mercati per i diritti tv, il marketing e il merchandising in generale, questi altri mercati effettuano il percorso inverso investendo in Europa.

Al momento, sono 45 i club calcistici europei di proprietà americana. Il dato sorprendente, come sottolinea il CIES Sports Intelligence, è il fatto che il 64% di queste acquisizioni si sia conclusa negli ultimi tre anni. Gli ultimi tre club ad entrare nella famiglia a stelle strisce sono stati il Den Bosch nei Paesi Bassi, il Lugano in Svizzera e la SPAL, rilevata da Tacopina.

L’invasione riguarda tutto il continente. La maggior parte dei club di proprietà statunitense (16, più di un terzo del totale) si trova nel Regno Unito, con Arsenal, Liverpool e Manchester United che fungono da principali rappresentanti. In particolare, i Red Devils sono nelle mani della famiglia Glazer già dal lontano 2005, pionieri nella nuova frontiera europea.

L’Italia, con le sue otto proprietà a stelle e strisce, gioca comunque un ruolo importante. Contano sicuramente gli investitori italo-americani, spesso protagonisti nelle trattative, che vogliono ricreare un qualche tipo di legame con il proprio Paese d’origine: si veda il caso di Commisso con la Fiorentina, o i vari affari di Tacopina tra Venezia, Catania e ora SPAL.

Ma come spiegare questo interesse americano per il mondo del pallone? Anzitutto, bisogna sottolineare come gli Stati Uniti, negli ultimi anni, stiano scoprendo il calcio, molto più di quanto non fosse mai accaduto. Nelle ultime sessioni di mercato, sono decine i giocatori che sorvolano l’Atlantico per andare a giocare nei migliori campionati europei, tra cui quello italiano, con alcuni settori giovanili che sono diventati dei punti di riferimento a livello internazionale: si prenda l’esempio del Dallas FC, che ha cresciuto buona parte di questi talenti espatriati.

Oltre all’ottimismo per il movimento calcistico americano in generale, mostrato anche dai giocatori stessi, vi sono anche ragioni di natura economica. Secondo Jordan Gardner, presidente e co-proprietario dell’FC Helsingør (Danimarca), le valutazioni delle franchigie nei principali sport americani sono fuori scala, rendendo più appetibili quelle europee. Inoltre, vi è l’attrazione dei diritti tv, oltre che al maggiore raggio d’azione per i brand che il calcio garantisce rispetto ad altri sport, specialmente a livello globale.

Le ragioni economiche spiegano inoltre il crescente interesse statunitense nel calcio europeo ai tempi della pandemia. Come riportava il Corriere della Sera, i fondi USA sono usciti dalla crisi godendo di una liquidità considerevole: quale miglior modo di investirla se non in un settore che ne ha estremo bisogno (il calcio, appunto), e che per forza di cose è destinato a crescere e a espandersi nei prossimi anni dopo il terreno perduto negli ultimi mesi?

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