Ius soli sport
Giovanni Malagò (Insidefoto.com)

L’Italia ha chiuso i Giochi Olimpici di Tokyo 2020 come primo paese dell’Unione europea per numero di medaglie. In totale sono 40, contro le 37 della Germania, le 36 dell’Olanda e le 33 della Francia, che si sono fatte preferire nel medagliere per il maggior numero di medaglie d’argento.

Una grande soddisfazione per Giovanni Malagò: «Abbiamo reso felice un Paese, registrato share strepitosi. Sono orgoglioso, l’abbiamo fatto per tutti gli italiani sulla scia dell’Europeo di calcio», le parole del presidente del Coni.

Un successo, spiega La Repubblica, arrivato nonostante siano stati attraversati momenti durissimi: la battaglia col governo Conte I (Giorgetti) per togliere la cassa al Coni, il Conflitto con Sport e Salute, il rischio di andare a Tokyo senza inno e bandiera scongiurato all’ultimo secondo.

«Saremmo stati nella stessa situazione della Russia se l’ex presidente del Consiglio non avesse firmato il decreto prima di rassegnare le dimissioni. Mi auguro non accada mai più», ha aggiunto Malagò ricordando il momento, anche se ora l’asse col Cio è rafforzato.

L’elezione di Federica Pellegrini a membro Cio, o la stessa medaglia d’argento assegnata comunque al canottiere Rosetti positivo e tuttora isolato, sono prove di una considerazione in seno al Comitato Olimpico Internazionale.

Ma il risultato di Tokyo va speso anche sul fronte interno con appelli diretti alla politica: «Tutto questo l’abbiamo fatto per il Coni, per tutelarlo e garantirne il futuro, nella vita del paese deve diventare centrale. Dobbiamo occuparci solo di sport, non disperdere più energie».

Ed è sufficiente seguire il filo del discorso sullo ius sportivo per intuire dove sta lo scoglio politico: «Se noi aspettiamo che un ragazzo inizi la pratica per diventare italiano a 18 anni abbiamo già perso. Lo condanniamo a un iter burocratico infernale ed è già successo che ci abbiano soffiato degli atleti in attesa».

Poi le prospettive demografiche, legate alle difficoltà di regolarizzazione di molte famiglie di immigrati: «Questo è un Paese che se non cambia qualcosa siamo nei guai». E ancora, un antico deficit: «L’Italia è l’unica nazione al mondo in cui non si fa sport a scuola. L’unica cosa che il governo doveva fare era riversare tutto lì, non prendere la dirigenza del Coni è giusto chiedersi come facciamo a confrontarci con i britannici che hanno college e high school».

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