National Arena capienza
(Foto: Imago Images, via Onefootball)

Analisi a cura di arch. LUCA FILIDEI

(Master PCGdIS)

Prossimo palcoscenico dell’ottavo di finale tra Francia e Svizzera, la National Arena, conosciuta anche come Stadionul Naţional, rappresenta il principale impianto della Romania, casa del Fotbal Club FCSB (più noto come Steaua Bucarest) per 26 volte campione della Liga I, il massimo campionato di calcio per club romeni.

L’inaugurazione dell’impianto nel 2011, in occasione di Romania-Francia, non deve però essere ritenuta come un evento isolato, poiché il Paese (non solo Bucarest) ha intrapreso una strada che conduce ad un progressivo miglioramento delle infrastrutture sportive.

Il caso della National Arena è del resto accompagnato da altre realizzazioni, per ora piuttosto isolate, ma comunque capaci di innalzare l’affluenza del pubblico. Lo Stadionul Francisc von Neuman (Arad, 2020), pur con un design ancora distante dai più innovativi stadi europei, costituisce una prova di ciò, stabilendo la volontà di una società risalita nel 2020/2021 in Liga I, dopo svariate stagioni trascorse nella seconda categoria.

Ancora più interessante è però il caso dello Stadionul Ion Oblemenco (Craiova, 2017), nel 2021/2022 casa di due club: Universitatea Craiova e FC U Craiova 1948, squadra allentata da Adrian Mutu salita nella prima divisione. L’impatto del nuovo stadio, dotato di 42 sky box, ha infatti registrato, almeno per quanto riguarda l’Universitatea Craiova (unico team ad utilizzarlo fino alla stagione appena conclusa), un notevole incremento di pubblico, con una media spettatori nel primo anno a pieno regime (2018/2019) pari a 15.283, ovvero + 10.283 unità rispetto al 2016/2017.

Un trend avviato anche nella Liga II, dove l’Universitatea Cluj gioca nella Cluj Arena (Cluj, 2011), impianto da 30.335 posti utilizzato anche dall’Olimpia Cluj (calcio femminile), da una squadra di rugby che milita nella CEC Bank SuperLiga e saltuariamente dalla Tricolorii, la nazionale di calcio romena. Due esempi, vicini allo Stadionul Naţional, teatro di Euro 2020, che verranno affiancati nel corso del 2021 dal recentissimo Stadionul Steaua (Bucarest), al momento predisposto per diventare la casa di alcune selezioni della società polisportiva CSA Steaua București (tra cui la prima squadra di rugby).

Ciò definisce un approccio, una comprensione delle necessità e delle scelte ormai indispensabili per entrare nel circus dei grandi eventi europei (come avvenuto in Ungheria), che rende la National Arena l’emblema assoluto di tale logica. Costruito sul sedime dello storico Stadionul National Lia Manoliu (1953), il nuovo impianto di Bucarest è localizzato in un’area densamente popolata, all’interno del Parcul National, uno spazio destinato allo sport e al tempo libero.

Il precedente impianto, inaugurato in occasione del 4th World Festival of Youth and Students (1953), arrivò ad ospitare fino a 90.000 spettatori (secondo alcune fonti addirittura 100.000) negli anni Cinquanta, confermando la medesima affluenza durante il concerto del Dangerous World Tour di Michael Jackson, tenuto nel 1992 dopo la rivoluzione del 1989, vero spartiacque tra la Romania guidata da Nicolae Ceaușescu e l’attuale Stato.

Per queste ragioni, il tema del “costruire sul costruito” ha acquisito una notevole importanza, stabilendo un continuum con la storicità del sito. La National Arena, una struttura da 234 milioni di euro con 55.634 posti, di cui 3.600 destinati alla sezione “business”, ricalca infatti la base dello Stadionul National Lia Manoliu, realizzando allo stesso tempo un impianto completamente nuovo.

Del resto, lo stadio non si inserisce, come il precedente, in un avvallamento artificiale del terreno celando le sue dimensioni, ma al contrario svetta nello skyline della città, entrando in dialogo con gli elementi più alti, come la particolare “Torre del Paracadute” (1953), preesistenza progettata dall’architetto Vily Juster e manifesto di un’epoca ormai lontana.

Perché è l’innovazione, sebbene ancora potenziabile, che contraddistingue il nuovo Parcul National, con alcuni edifici in costruzione come il nuovo Patinoarul Mihai Flamaropol, che sarà realizzato sulle tracce di quello storico inaugurato nel 1952, oppure il miglioramento delle infrastrutture sportive già esistenti, attraverso la copertura di alcuni campi da tennis e la costruzione di altri spazi per lo sport a sud dell’impianto principale. Quest’ultimo, realizzato anche dalla italiana Astaldi (in collaborazione con Max Bögl) e servito da 2 linee di tram, è contraddistinto da una facciata delineata dallo specifico ritmo degli elementi verticali che, attraverso una particolare sequenza, si innalzano talvolta per definire il coronamento e garantire l’ancoraggio dei cavi che sorreggono la copertura. La stessa che, riprendendo un concetto sviluppato addirittura nel Colosseo, è costituita, nella parte centrale, da una struttura a velarium di circa 9.000 mq retraibile all’interno dell’elemento che sostiene i 4 maxischermi, simile a quello disposto alla Veltins-Arena (Gelsenkirchen, 2001).

Tuttavia, la National Arena, teatro anche di numerosi Eternul derby tra Steaua Bucarest e Dinamo Bucarest, è interessante non solo per l’aspetto tecnologico. SBP e GMP Architekten, studi con grande esperienza nel campo delle infrastrutture sportive, hanno del resto progettato un impianto stilisticamente apprezzabile che avvicina gli spettatori al terreno di gioco, garantendo quella “partecipazione attiva” tipica degli stadi di ultima generazione. Inoltre, il primo anello di distribuzione, necessario per accedere ai due livelli di spalti e praticamente disposto al di sopra di un terrapieno, identifica anche una promenade da cui, con sorpresa dello spettatore, è possibile osservare il panorama del Parcul National: un luogo carico di storia, da cui la National Arena cercherà di raccogliere il testimone.

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