Christian Eriksen (Photo Andrea Staccioli / Insidefoto)

Mettere in sicurezza l’Eriksen uomo, prima di tutto. È questo il motivo che ha portato alla scelta dei medici di operare il 29enne danese, a cui verrà impiantato un defibrillatore cardiaco.

“Dopo aver sottoposto Christian a diversi esami al cuore, è stato deciso che dovrà avere un ICD (defibrillatore cardiaco impiantabile). Questo strumento è necessario dopo un attacco cardiaco dovuto ad anomalie di ritmo. Christian ha accettato la soluzione e il piano è stato approvato dagli specialisti, che raccomandano lo stesso trattamento. Incoraggiamo ognuno a dare a Christian e alla famiglia la sua privacy in futuro”, si legge nella nota della federcalcio danese.

L’Eriksen calciatore resta comunque in secondo piano. Gli scenari sul suo futuro sportivo sono diversi, tuttavia.

Come scrive la Gazzetta dello Sport, la situazione sarà rivalutata tra 3-4 settimane, quando Eriksen sarà nuovamente visitato: si dovrà capire se questo defibrillatore è temporaneo oppure se sarà permanente.

In casa Inter (con l’ad Marotta e il medico sociale Volpi che nei prossimi giorni dovrebbero volare in Danimarca) la situazione è d’attesa: troppo presto per capire se il ritorno in campo sarà possibile.

All’estero, non mancano gli esempi di giocatori tornati a giocare: non solo l’olandese Daley Blind, a cui è stato impiantato un impianto simile a causa di una miocardia riscontrata dopo una gara di Champions League tra Ajax e Valencia nel novembre 2019 e che continua a giocare, ma anche il tedesco Daniel Engelbrecht degli Stuttgarter Kickers (terza divisione tedesca) che 20 luglio del 2013 crollò in campo nella sfida con l’Erfurt. Come Eriksen fu rianimato d’urgenza sul terreno di gioco e poi portato in ospedale, dove gli venne riscontrata una miocardite.

Dopo un’operazione in cui gli venne impiantato un ICD e tornato a giocare, il 6 dicembre del 2014 ha segnato il gol della vittoria contro l’SV Wehen Wiesbaden al 91′, diventando così il primo calciatore professionista a segnare un gol con in corpo un defibrillatore.

In Italia, tuttavia, la situazione è più complessa. Il tema dell’idoneità sportiva in questi casi viene affrontato all’interno dei “Protocolli cardiologici per il giudizio di idoneità allo sport agonistico 2017”, al capitolo “Attività sportiva nei portatori di ICSD”.

“Nei soggetti portatori di ICD la concessione dell’idoneità sportiva dipende dal tipo di cardiopatia sottostante, dalla presenza o meno di sintomi, dal rischio traumatico e dal rischio intrinseco dello sport praticato”, si legge. “Inoltre, dovrà essere valutato attentamente anche il rischio di possibili interferenze elettromagnetiche al dispositivo. Le preoccupazioni maggiori legate all’attività sportiva ad elevato impegno cardiovascolare nei portatori di ICD sono relative al possibile aumento del numero degli shock appropriati e non appropriati in corso di esercizio fisico. Dal punto di vista tecnico, negli atleti è preferibile eseguire l’impianto di ICD transevenoso nella zona sottoclaveare controlaterale rispetto all’arto superiore dominante, tenendo conto anche del tipo di sport praticato”.

“Negli atleti senza indicazioni alla stimolazione cardiaca antibradicardica, potrebbe essere preferibile eseguire l’impianto di un’ICD sottocutaneo, per il verosimile minor rischio di traumatismi al dispositivo e per l’assenza di elettrocateteri transvenosi”.

“La visita di idoneità dovrebbe essere fatta almeno 3 mesi dopo l’impianto dello stimolatore, in modo che la ferita possa rimarginarsi e i cateteri fissarsi in modo adeguato. Al fine di ridurre al minimo il rischio di shock inappropriati conseguenti alla tachicardia sinusale o ad aritmie atriali scatenate dallo sforzo fisico, dovranno essere preventivamente stabiliti, mediante valutazione con TE e HOLTER, i limiti di frequenza cardiaca ai quali fare intervenire il dispositivo (> 20 bpm della FC massima raggiunta durante sforzo fisico), valutato il possibile utilizzo di farmaci beta-bloccanti e istruiti i pazienti sui limiti d’intensità alla quale esercitarsi. A tal fine, è fondamentale un’attenta programmazione del dispositivo e l’attivazione degli algoritmi di discriminazione”.

L’idoneità sportiva può essere concessa:

  • negli sport senza rischio traumatico o intrinseco;
  • ai soggetti asintomatici;
  • negli sport a basso-moderato impegno cardiovascolare;
  • almeno 3 mesi dall’ultimo intervento dell’ICD con stimolazione anti-tachicardica o shock, sia esso appropriato o meno;
  • nei soggetti con funzione cardiaca normale o solo moderatamente compromessa e in presenza di patologie compatibili con il tipo di sport praticato.

L’idoneità sportiva dovrebbe essere negata:

  • in presenza di cardiopatia incompatibile con lo sport;
  • negli sport a rischio intrinseco:
  • negli sport ad elevato impegno cardiovascolare;
  • negli sport che prevedono movimenti ampi e ripetitivi dell’arto superiore ipsilaterale alla zona d’impianto (per gli ICD transvenosi) data la possibilità di danno degli elettrocateteri).

“Se Eriksen potrà giocare o no in Italia dipenderà non tanto dal congegno ma dal motivo per cui il defibrillatore gli viene impiantato: bisogna capire la diagnosi, cosa ha avuto davvero il giocatore”, le parole all’ANSA di Carlo Tranquilli, specialista di medicina sportiva e presidente dei medici sportivi del Lazio.

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