Conte dito medio Agnelli
Antonio Conte, allenatore dell'Inter (Photo Andrea Staccioli / Insidefoto)

Il ribaltone è completo, o quasi: salutato Antonio Conte 48 ore dopo la festa scudetto, l’Inter è pronta ad accogliere Simone Inzaghi. Una operazione che nasce da necessità di bilancio ma che va anche oltre quelli che sono i conti.

L’esigenza di bilancio, ribadita anche dagli stessi dirigenti nerazzurri, è quella di abbassare i costi, passando pure da alcuni sacrifici sul mercato (ma molto dipenderà anche dalle cessioni degli esuberi). Prospettata questa situazione, Conte ha ritenuto che il progetto non facesse più per lui: “Conte è un allenatore top e quando hai un allenatore così anche il progetto deve essere top”, aveva riassunto il vice Stellini nei giorni scorsi.

Un passo indietro che ha portato, comunque, al riconoscimento di una buonuscita corposa nei confronti del tecnico leccese, che aveva ancora un anno di contratto: si parla di circa 7,5 milioni di euro, pari alla metà dell’ingaggio previsto per la sua ultima stagione.

Cifra che ha fatto storcere il naso a più di un tifoso: “È Conte che non ha voluto continuare, perché riconoscergli quindi anche una buonuscita?”, è la domanda che in tanti si fanno.

Non solo, ma la buonuscita dovrebbe rientrare nel bilancio che chiuderà al 30 giugno 2020, esercizio in cui, di fatto, Conte peserà con lo stipendio di un anno e mezzo proprio nell’anno in cui sono previsti sacrifici. E poi volendo sommare il risparmio dell’ingaggio del tecnico leccese e lo stipendio che riceverà Inzaghi (4 milioni netti, circa 7,5 lordi), alla fine il costo è addirittura superiore a quello legato al solo Conte.

Perché quindi la buonuscita?

La risposta non è solo economica. Secondo quanto ha appreso Calcio e Finanza da fonti legate all’operazione, non c’era la volontà di arrivare allo scontro: anche perché quando è successo, spesso Conte ha dimostrato di non voler mai lasciare nulla sul tavolo, alla luce soprattutto di come il tecnico dia tutto per ogni club. Basta vedere a quanto accaduto ai tempi del Chelsea, con una causa che si è trascinata a lungo dopo l’addio ai blues ma che alla fine ha visto Conte ricevere tutto quanto aveva chiesto dopo il pronunciamento di un giudice.

Motivo per cui anche un esonero ma tenendo il tecnico interamente a libro paga per tutta la stagione 2021/22 non sembrava una strada attuabile: il rischio, d’altronde, era di dover pagare a Conte tutto quanto dovuto, aggiungendo inoltre lo stipendio del muovo allenatore.

Senza considerare un aspetto anche più legato al carattere del tecnico: l’Inter sarebbe rimasta ancora con Conte, in una sorta di tregua armata come dopo il patto di Villa Bellini dell’estate 2020, ma dopo un’altra annata complicata (nonostante lo scudetto) il rischio era di cominciare la stagione con una bomba ad orologeria pronta ad esplodere. Rischio che stavolta anche il club è sembrato poco propenso a correre: meglio una buonuscita subito, seppur corposa, che nuovi scontri a stagione iniziata. Come lo stesso Marotta ha imparato nell’estate 2014, quando, alla Juventus, portò avanti la pace armata con Conte salvo poi arrivare allo scontro dopo pochi giorni di ritiro, culminato con l’addio del tecnico a stagione di fatto già partita.

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