Lo Stade Pierre Mauroy di Lille (foto Paul Terry/Sportimage via Onefootball)

Analisi a cura di arch. LUCA FILIDEI

(Master PCGdIS)

La grande e per molti versi inaspettata vittoria della Ligue 1 da parte del Lille, capaci, come il Monaco nella stagione 2016/2017, di interrompere il dominio del Paris Saint-Germain, può rivelarsi un’utile occasione per promuovere un modello di gestione alternativo.

Del resto, come sostenuto in una recente intervista su Calcio e Finanza proprio da Alessandro Barnaba, fondatore del fondo Merlyn Advisors che ha rilevato il club nel 2020, non si può avere successo fuori dal campo (successo finanziario ndr) senza averlo sul campo, ma non si può allo stesso tempo avere successo sul campo senza averlo fuori.

In tale logica, la creazione di una squadra competitiva, sempre caratterizzata da un accurato players trading per evitare spese eccessive, deve essere relazionata ad un altrettanto oculato studio riguardante la stabilità finanziaria tout court, definita da diritti televisivi, sponsorship, ricavi commerciali e match day revenues.

Possibilità, fortemente in contrasto con la classica amministrazione basata unicamente sulle plusvalenze, in grado di garantire una continuità del progetto Lille, la cui notevole potenzialità è già definita dal tecnologico stadio Pierre Mauroy a Villeneuve-d’Ascq, inteso come importante asset sportivo, finanziario e gestionale.

Realizzato nel 2012 in previsione del Campionato Europeo di calcio 2016, l’impianto può contenere 50.157 spettatori: un dato che lo classifica terzo per capienza nel massimo campionato francese, dietro soltanto all’Orange Vélodrome (Marsiglia, 1937) e al recente Groupama Stadium (Lione, 2016).

A livello localizzativo, lo Stade Pierre Mauroy, che dalla stagione 2012/2013 sostituisce il precedente Stadium Lille Métropole (1976), rappresenta certamente un nuovo polo della città. E questo non solo per via del superluogo, contraddistinto da shopping mall, ristoranti, hotel e persino un golf club, di cui definisce il centro assoluto, ma soprattutto per le dinamiche avviate nel quartiere. Infatti, da località marginale, oggi il sito del Pierre Mauroy è caratterizzato da un utilizzo continuativo che, nell’ottemperanza dei principi della sostenibilità ambientale, viene supportato da una notevole accessibilità collettiva o totalmente green.

Servito principalmente dalla linea 1 della metropolitana, il raggiungimento dello stadio viene anche garantito attraverso la mobilità dolce, promossa da piste ciclabili, una passerella pedonale che permette un collegamento al campus universitario posizionato a sud dell’impianto, e un design dal carattere prettamente urbano. Tutti aspetti che rendono il Pierre Mauroy un’infrastruttura sportiva sicura, in grado di rigenerare una parte di città proseguendo quell’inversione di tendenza riguardante gli stadi (non più considerati in quanto elementi di critica discontinuità) che i francesi avevo già iniziato con il progetto dello Stade de France (Saint-Denis, 1998).

Una positiva conseguenza ampiamente comprovata dall’affluenza media del pubblico, incrementata di 23.802 spettatori nella stagione 2012/2013 (primo anno di attività del nuovo stadio), e comunque stabilizzata, ad esclusione della stagione 2020/2021, sempre intorno alle 30.000 presenze. Tuttavia, l’alto valore dello Stade Pierre Mauroy è costituito anche dalla particolare progettazione del suo layout. Ideato dagli studi di Pierre Ferret e Denis Valode & Jean Pistre, l’impianto può essere considerato esempio di quella flessibilità ormai imprescindibile negli stadi di ultima generazione.

 

Dotato di una copertura retrattile, ideale non solo per consentire l’organizzazione di eventi indipendentemente dalle condizioni meteorologiche, ma anche per agevolare il controllo del microclima, il Pierre Mauroy è in realtà sorprendente per la parziale mobilità del terreno di gioco. Una metà del campo, infatti, può essere sovrapposta, attraverso un sistema di sollevamento e successivamente spostamento, alla restante parte, permettendo la realizzazione di un bowl a capienza variabile e ridotta, perfetto per disputare, ad esempio, partite di tennis, basket (tanto che si è svolta a Lille la fase finale degli Europei 2015 di pallacanestro) o pallavolo.

Una straordinaria innovazione in grado di incrementare la multifunzionalità dell’impianto, affiancata anche da una particolare cura nei confronti della già citata sostenibilità ambientale. Con la firma, il 13 giugno 2019, della charte écoresponsable des grands équipements sportifs et sites d’accueil, la società che gestisce l’impianto si è impegnata a raggiungere determinati traguardi come il 100% dei servizi igienici alimentati dall’acqua piovana (con la disposizione quindi di cisterne per la raccolta), l’installazione di pannelli fotovoltaici, l’ottimizzazione dei consumi energetici, il rispetto della fauna locale e una più efficiente gestione dei rifiuti.

Delle misure, ormai assolutamente necessarie, anche condivise con il settore Food and Beverage, particolarmente attento nell’acquistare cibo prodotto localmente (circa l’80%) ed eliminando gran parte della plastica.

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