Ricavi diritti tv serie a 2020 2021
(Foto: Jonathan Moscrop/Sportimage, via Onefootball)

Potrebbero già chiudersi oggi due partite molto importanti in chiave diritti televisivi per le prossime tre stagioni calcistiche. Stiamo parlando del ricorso di Sky contro l’assegnazione a Dazn dei diritti 2021-2024 e dell’assegnazione del cosiddetto pacchetto 2 del quale si discute da settimane.

La certezza è che  in giornata andrà in scena l’assemblea di Lega Serie A durante la quale si discuterà l’offerta presentata da Sky per il pacchetto 2: tre gare in co-esclusiva con Dazn a giornata per le stagioni 2021/22, 2022/23 e 2023/24.

L’emittente satellitare aveva già presentato un’offerta per questa fetta della torta dei diritti tv, proposta tuttavia respinta dai club. L’offerta attuale, che non cambia nella sostanza (87,5 milioni di euro in media a stagione), ma solamente nella forma (l’investimento è spalmato in maniera differente) è comunque lontana dall’obiettivo della Serie A, che puntava a incassare 150 milioni di euro annui per questo pacchetto.

Se da una parte si completerà il quadro dei diritti 2021-2024, dall’altra il rischio è che tutto il bando possa essere messo in discussione dall’esito del ricorso presentato dalla stessa Sky, e sul quale il giudice dovrebbe pronunciarsi oggi stesso.

Nel testo del ricorso, l’emittente satellitare contestava l’acquisizione dei pacchetti 1 e 3 da parte di Dazn in quanto lesiva della Legge Melandri, che non permette di assegnare le licenze a un unico operatore (in violazione della cosiddetta “no single buyer rule”).

Non solo. Tra le critiche che Sky ha mosso al bando della Serie A anche l’accusa di aver creato pacchetti squilibrati, con un chiaro vantaggio per il numero 1 (dieci partite, delle quali sette in esclusiva), che consentirebbe agli abbonati di guardare tutte le sfide del massimo campionato senza necessità di sottoscrivere una seconda offerta e rendendo di fatto il pacchetto 2 “debole” sotto questo punto di vista.

Inoltre, l’emittente satellitare ha accusato la Lega di abuso di posizione dominante e insieme a Dazn di intese restrittive della competizione, nonché di concorrenza sleale. Da qui la richiesta di bloccare l’assegnazione dei diritti alla piattaforma di sport in streaming, ma anche di impedire ai due soggetti di pubblicizzare tale aggiudicazione in vista della prossima stagione.

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