Superlega perchè non si fa
(Foto: Peter Byrne, via Onefootball)

Il New York Times tramite I suoi giornalisti Tariq Panja e Rory Smith ha ricostruito minuto per minuto le convulse giornate di Aleksander Ceferin presidente dell’UEFA e come il manager sloveno sia riuscito a domare la secessione della della Superlega.

Secondo il quotidiano statunitense, tutto è iniziato giovedì 15 aprile, quando Javier Tebas (presidente della Liga) e Joan Laporta (numero uno del Barcellona) si sono trovati a pranzo per celebrare la vittoria di quest’ultimo nelle elezioni per la presidenza del club catalano.

Ma invece di essere un’occasione celebrativa, l’evento si è tramutato immediatamente in un incontro per nulla piacevole. Laporta, infatti, ha raccontato a Tebas dell’intenzione dei 12 club ormai noti (tra i quali anche Milan, Inter e Juve) di dare vita alla Superlega.

A quel punto Tebas ha chiamato immediatamente Ceferin per dare l’allarme innescando un corto circuito tra manager, federazioni e club di tutta Europa. Il presidente UEFA telefona infatti subito ad Andrea Agnelli, che in qualità di presidente dell’ECA giorni prima lo aveva rassicurato sostenendo si trattasse solamente di indiscrezioni.

Ma Agnelli, secondo l’articolo del New York Times, non risponde e Ceferin, il quale è il padrino della figlia di Agnelli, scrive un messaggio alla compagna del presidente della Juventus spiegando l’urgenza della questione. Agnelli alla fine avrebbe risposto che non c’era nulla di cui preoccuparsi.

Ceferin allora suggerisce di uscire con un comunicato congiunto, ma Agnelli chiede tempo, almeno altri 30 minuti. Dopodiché, secondo il New York Times, si è arrivati al silenzio, con lo stesso Agnelli che si è reso irreperibile.

Tra giovedì, venerdì e sabato il telefono di Ceferin è rimasto sempre attivo e all’ora di pranzo di domenica il presidente dell’UEFA ha i nomi dei 12 club: le inglesi Arsenal, Chelsea, Liverpool, Manchester City, Manchester United e Tottenham Hotspur; le italiana Inter, Juventus e Milan; le spagnole Atletico Madrid, Barcellona e Real Madrid

Non solo, Ceferin intuisce inoltre che non tutte le società hanno avuto ruoli e pesi uguali. I manager di City e Chelsea, ma anche dell’Atletico Madrid – per esempio – erano stati avvisati solamente venerdì che la questione fosse orami definita e hanno spiegato al presidente della UEFA di aver avuto un solo giorno per decidere. Bayern Monaco e Psg si sono invece rifiutate di aderire

Era chiaro come il presidente del Real Madrid Florentino Perez fosse il motore di tutto, ma, spiega il NYT, “la battaglia si sarebbe combattuta sul piano dei club inglesi, senza i quali sarebbe stato impossibile dare vita al progetto“.

Dopo che il comunicato è stato diramato nella notte tra domenica e lunedì Ceferin ha immediatamente telefonato al presidente della FIFA Gianni Infantino e soprattutto ha tenuto un lungo colloquio con Oliver Dowdne, responsabile per lo sport e la cultura del governo inglese, che ha assicurato che l’esecutivo di Boris Johnson avrebbe fatto qualsiasi cosa per bloccare l’iniziativa.

Non a caso il primo ministro è intervenuto poco dopo in televisione, dichiarando la sua contrarietà all’iniziativa.

Sotto traccia invece è emerso oggi come lo stesso governo Johnson abbia fatto pressioni al City per abbandonare l’operazione e non a caso nella giornata di martedì l’offensiva ha avuto il suo effetto, soprattutto sui Blues di Abramovich e sul Manchester City.

In particolare i Citizens hanno deciso di ritirarsi e a ruota tutti gli altri, innescando così la miccia che ha portato all’esplosione del progetto, a poco più di 48 ore dell’annuncio della sua nascita.

Il resto è storia nota, tra club che si sono ritirati – alcuni chiedendo scusa – e dirigenti che hanno fatto sapere di non essere stati coinvolti nelle discussioni. La UEFA riaccoglierà i “dissidenti”, ma ci saranno strascichi, e potrebbero esserci sanzioni. Ceferin riflette e venerdì se ne saprà di più.

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