Lo sceicco Mansour al-Nahyan, proprietario del Manchester City (via Onefootball)

Le relazioni internazionali potrebbero aver giocato la loro parte sul fallimento del progetto Superlega, o perlomeno sulla fuoriuscita delle squadre inglesi. Come riporta il Times, Lord Udny-Lister, inviato speciale del governo Johnson per il Golfo, ha fatto sapere agli Emirati Arabi Uniti che un’eventuale partecipazione del Manchester City alla Superlega avrebbe danneggiato i rapporti del Paese con il Regno Unito. 

Il City è controllato dal 2008 dallo sceicco Mansour bin Zayed Al-Nahyan, membro della famiglia reale dell’emirato di Abu Dhabi, capitale degli Emirati Arabi Uniti, nonché vice-primo ministro e ministro degli affari presidenziali del Paese del Golfo. Mansour è inoltre il fratello del presidente degli Emirati Arabi, Khalifa bin Zayed Al-Nahyan.

“Ha lasciato intendere, in maniera molto chiara, che sarebbe stata una buona cosa per la relazione tra i due Paesi se il progetto non fosse andato avanti” ha dichiarato una fonte al Times. Gli Emirati hanno un legame particolare con il Regno Unito, avendo ottenuto l’indipendenza da Londra solo nel 1971: lo stesso Al-Nahyan è nato sotto la corona britannica, quando ancora gli Emirati Arabi Uniti di oggi non esistevano.

La reazione è una riprova di quanto il governo Johnson fosse intenzionato ad andare fino in fondo per impedire la creazione della Superlega. Nel Regno Unito, più che in altri Paesi, la vicenda è stata molto sentita a livello politico: persino il Duca di Cambridge, il principe William, ha celebrato la cancellazione della competizione, parlando della “voce dei tifosi” che si è fatta sentire.

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