(foto: Stellantis)
(foto: Stellantis)

Un interessante quadro sulla situazione delle società industriali in Italia di Exor (la holding presieduta da John Elkann che controlla anche la Juventus) è apparso oggi sul L’economia del Corriere, inserto finanziari del quotidiano di via Solferino

Si parte dal punto che giovedì 15 aprile è in programma il tanto atteso incontro tra i sindacati e Stellantis, la società sorta dalla fusione tra Fca e Peugeot. Un nodo preoccupante secondo le parti sociali perché secondo la dichiarazione el ceo di Stellantis Carlos Tavares dopo le visite a Mirafiori a Grugliasco (Torino) le fabbriche italiane che presentano costi maggiori («non salariali») rispetto a quelle francesi.

Anche perché ha commentato Gianluca Ficco, segretario nazionale della Uilm: «vorremmo però che il governo si interessasse del futuro di Stellantis e proteggesse gli interessi nazionali». Invece il ministro Giorgetti non solo non ha convocato ancora il tavolo di settore sull’automotive che era stato costituito al Ministero dello Sviluppo economico ma «non ci ha detto niente neanche rispetto al futuro dell’Iveco che potrebbe essere acquisita dai cinesi di Jaw».

Gli impianti italiani

Le prime preoccupazioni dei sindacalisti, speiga il settimanale, riguardano le ricadute della fusione nella scelta dei fornitori laddove vengano rilevate sovrapposizioni o doppioni. Anche perché Psa ha la componentistica organizzata attorno a un colosso come Faurecia (122 mila addetti), mentre l’Italia presenta un sistema di fornitura fatto per lo più di Pmi.

Una seconda valutazione di carattere generale che mette in apprensione i sindacati è quella che investe gli Enti centrali ovvero i quartier generali che presentano inevitabili duplicazioni (amministrazione, marketing, style, engineering e via di questo passo). Solo a Torino rischiano di ballare fino a 8 mila posti di lavoro. Del resto i documenti della fusione prevedevano 5 miliardi di risparmi dalle sole sinergie ed è evidente che indotto ed enti centrali sono i terreni privilegiati per poterli ottenere, anche se è vero che il prestito da 6,3 miliardi concesso da Intesa Sanpaolo a Fca con garanzia Sace nel giugno 2020 era in qualche modo condizionato alla piena occupazione negli stabilimenti italiani.

Nel Meridione Cassino (Frosinone), secondo i dati forniti dalla Fim-Cisl, ha il peggior risultato produttivo tra le fab-briche italiane: -17% nel primo trimestre ‘21 confrontato con gennaio-marzo ‘20. “Gira al 10-15% della sua potenzia-lità produttiva, c’è attesa per il lancio del nuovo Suv Maserati Grecale, previsto dal piano industriale 2019-21, anche se non basterà ad azzerare il ricorso alla Cig.

Melfi (potenza) invece da sola rappresenta la metà delle autovetture prodotte da Fca in Italia e nei primi tre mesi dell’anno ha incrementato la produzione del 29%, eppure i sindaca-ti sono in ansia. A loro dire l’azienda avrebbe commissio- nato uno studio per concentrare su una sola linea le pro- duzioni di 500X, Jeep Renegade e Compass.

Ma c’è un altro dubbio che assilla le parti sociali: che da Melfi sia partito un confronto d con Tava- res che preferirebbe le fabbriche «spartane» di Psa rispetto a quelle italiane di Fca, sicuramente avanzate gra- zie anche all’adozione del sistema Wcm, ma giudicate troppo costose per il bilancio della società automobilistica.