Campionati transnazionali
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Recentemente, l’assemblea generale della Pro League, la massima serie calcistica belga, ha votato all’unanimità per la disponibilità alla fusione del campionato locale con quello olandese, creando in questo modo la cosiddetta BeNeLeague.

L’idea è stata discussa per mesi tra club belgi e olandesi, confermando che la possibilità di una lega calcistica unica tra Belgio e Paesi Bassi sia sempre più possibile. Ciò ricalcherebbe quanto già sperimentato per i campionati femminili, tra il 2012 e il 2015, e quanto già accade per il campionato di hockey su ghiaccio.

Una proposta simile è stata presentata anche per un’eventuale lega nordamericana, comprendente i campionati statunitense-canadese e messicano, considerando che per Canada e USA l’unione è già realtà, non solo per il calcio ma anche per pallacanestro (NBA), baseball (MLB) e hockey su ghiaccio (NHL).

Che vantaggi effettivi potrebbero portare queste fusioni? BeNeLeague e lega nordamericana potranno competere con lo strapotere dei massimi campionati europei? Tifosy, società di consulenza finanziaria specializzata nell’ambito sportivo, ha cercato di rispondere a questi interrogativi, analizzando in particolare il divario che separa l’Olimpo del calcio europeo dalle altre due regioni.

La rincorsa alle Big 5

Il gap principale tra i campionati belga e olandese e quelli nordamericani nei confronti delle Big 5 è rappresentato dai diritti tv. Rispettivamente, le società di Pro League ed Eredivisie raccolgono 6 milioni e 4 milioni in media da questa voce, contro la media di 58,8 milioni dei club delle principali leghe europee.

Il paragone è impari anche considerando gli 8,5 milioni di media per le squadre della Liga MX messicana, nonché i 3,8 milioni di quelle della MLS americana: nulla in confronto alle Big 5, ma anche un niente rispetto ai 63,4 milioni di media delle franchigie di NFL, NBA, MLB e NHL.

Con la BeNeLeague cambierebbe qualcosa? Deloitte, su richiesta delle federcalcio olandese, ha stimato che il nuovo campionato potrebbe generare dai 250 ai 400 milioni di euro in diritti televisivi, che corrisponderebbero a una media di 14 o 22 milioni per club. Ancora poco rispetto ai club delle Big 5, ma sicuramente un passo avanti considerevole per cercare di colmare il divario.

Tifosy sottolinea anche il divario in termini di valore dei giocatori e di spese di mercato. Il valore medio dei giocatori delle Big 5 europee ammonta a 10,1 milioni di euro, contro i 2,1 della Eredivisie, gli 1,6 di Pro League e Liga MX e gli 1,1 della MLS. Sulle spese totali per il calciomercato, la differenza è ancora più marcata: 728,4 milioni le Big 5, meno di 300 milioni le altre quattro messe insieme.

Risulta quindi chiaro come la crescita dell’industria calcistica a livello internazionale sia stata decisamente ineguale, con i principali campionati europei a beneficiarne maggiormente e il resto del mondo a inseguire a distanza. La creazione di campionati multinazionali potrebbe colmare parte di questo divario, come dimostrato da Deloitte sul fronte dei diritti tv. Tuttavia, non è sempre un’alternativa perseguibile.

BeNeLeague: soluzione possibile

L’unione potrebbe quindi fare la forza, avvicinando il duo Belgio-Olanda all’Olimpo dei campionati europei. Considerando i due Paesi come un unico Stato, esso avrebbe una superficie comunque ridotta, paragonabile a quella dell’Irlanda, e una popolazione inferiore ai 30 milioni di abitanti.

Di conseguenza, dal punto di vista logistico, la BeNeLeague non avrebbe alcun tipo di problema. Tifosy porta l’esempio dell’eventuale trasferta più lunga, in linea d’aria, ossia Groningen-Charleoi: meno di 350 km, paragonabile alla distanza che il Bologna deve percorrere per andare in trasferta a Roma.

Dal punto di vista organizzativo, il nuovo campionato raccoglierebbe otto squadre dalla Pro League belga e dieci dalla Eredivisie olandese. Quelle rimaste tagliate fuori disputerebbero dei campionati nazionali rivisitati, con possibilità di essere promossi nella BeNeLeague. Le coppe nazionali rimarrebbero tali e separate tra i due Paesi.

Lega nordamericana: tutto più complicato

La BeNeLeague non è l’unica lega che potrebbe nascere unendo due o più campionati calcistici nazionali. Un discorso simile – come accennato prima – si sta sviluppando anche per unire i campionati di Canada, Stati Uniti e Messico, anche grazie al recente endorsment del presidente della FIFA Gianni Infantino.

Tuttavia, nei fatti non è così semplice. Il problema, sottolinea Tifosy, è che a differenza della BeNeLeague le difficoltà logistiche di questo tipo di campionato sarebbero considerevoli. L’area totale dei tre Paesi messi insieme raggiungerebbe i 13.000.000 di chilometri quadrati, quasi quanto l’Antartide, e l’eventuale trasferta più lunga, quella tra Club Puebla e Vancouver Whitecaps, coprirebbe 3,250 km in linea d’aria: quasi come andare da Barcellona a Mosca per giocare una partita di campionato.

Emergono inoltre due ulteriori problemi riguardanti l’organizzazione di questo eventuale campionato. Anzitutto, la stagione di MLS si svolge tra marzo e novembre, mentre la Liga MX segue il calendario europeo da agosto a maggio. Ma se questo problema sembra sormontabile, l’altro è più complesso: le leghe sportive statunitensi-canadesi, da tradizione, non contemplano il concetto della retrocessione, che è invece presente nel calcio messicano.

I tifosi messicani si abitueranno all’assenza del pathos che crea la lotta per non scivolare nelle leghe inferiori? I proprietari dei club statunitensi e canadesi accetteranno la possibilità di perdere la stabilità finanziaria garantita da una perenne permanenza ai piani alti?

Tutte questioni che vanno approfondite e studiate, per capire se il calcio nordamericano potrà pensare di competere, almeno a livello economico, con le Big 5 europee. Che potrebbero diventare Big 6, nel caso in cui il progetto BeNeLeague, che partirebbe nel 2025/26, dovesse rispettare le attese.

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