Real Madrid causa Cvc
Florentino Perez (Copyright: Jonathan Moscrop/Sportimage)

Oggi il cda di Atlantia dovrà decidere se vendere la propria quota di Autostrade (88%) alla cordata formata da Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) e dei fondi Blackstone – già accostato alla Serie A in passato – e Macquarie.

Nella partita è però entrato anche il presidente del Real Madrid Florentino Perez, numero uno del gigante delle infrastrutture spagnolo Acs. Perez ha fatto recapitare una lettera in cui valuta la quota di Atlantia in Aspi (Autostrade per l’Italia) 10 miliardi di euro.

Ora toccherà al cda di Atlantia valutare le opzioni a disposizione. Nella lettera con cui ha avanzato la proposta, Florentino ha scritto che «Acs ha seguito la situazione Aspi negli ultimi mesi e riteniamo che sia un asset molto interessante che si adatta perfettamente alla strategia a lungo termine di Acs».

Quella delle infrastrutture, del resto, è una delle due grandi passioni di Perez e si lega a doppio filo all’attività di presidente del Real Madrid. Passione che lo ha portato a essere la nona persona più ricca di Spagna secondo Forbes, con un patrimonio da 2 miliardi di euro.

Il suo ingresso nel mondo delle infrastrutture risale all’inizio degli anni ’80, al termine della transizione spagnola dalla dittatura di Franco alla democrazia, tra il 1975 e il 1979. La Spagna stava iniziando un decennio di vero e proprio boom economico, visto che dopo la fine del regime dittatoriale si stava aprendo ai captali di investitori locali e stranieri che avevano capito che l’ultimo grande Paese dell’Europa occidentale rimasto indietro nello sviluppo economico presto si sarebbe allineato agli altri.

Tra il 1980 e il 1981 Perez ricoprì l’incarico di direttore generale delle infrastrutture del ministero dei Trasporti. Un ruolo che, secondo quanto narrano in Spagna, gli permise di sviluppare una notevole rete di contatti di primissimo livello nel mondo degli affari nazionale dell’epoca.

Nel 1982 fu poi nominato presidente dell’Istituto Nazionale di Riforma e dello Sviluppo Agricolo (Iryda) del ministero dell’Agricoltura. Ma l’anno successivo, poco dopo la vittoria elettorale del Partito Socialista di Felipe Gonzalez, Perez abbandonò per sempre l’amministrazione pubblica acquistando, assieme a un gruppo di imprenditori a lui vicini, la Construcciones Padros, una società edilizia in difficoltà.

Negli anni successivi, approfittando del boom spagnolo degli anni ’80, i nuovi proprietari risanarono l’azienda comprando altre società sino a trasformare il gruppo in Acs, di cui Perez fu subito nominato presidente.

Grazie al raggiungimento di questa posizione, l’imprenditore potè così coronare nel 2000 il sogno di diventare presidente del Real Madrid. Sin dall’inizio, la sua politica fu quella di puntare su fuoriclasse assoluti (sono gli anni dei Galacticos) e sui giovani della cantera.

Dal punto di vista del business, invece, Perez si attivò per modernizzare lo stadio di proprietà, il Santiago Bernabeu (oggi nuovamente sottoposto a un radicale restyling), con l’obiettivo di far crescere i ricavi da matchday.

Ma non solo. Il presidente del Real cedette anche la Ciudad Deportiva – centro di allenamento del club –, per costruire la nuova cittadella di Valdebebas. Siccome la Ciudad Deportiva era situata nel centro urbano (e quindi aveva un valore immobiliare alto) il club riuscì a incassare molto di più dei 200 milioni investiti per costruire Valdebebas in periferia, dove si trova anche lo stadio Alfredo Di Stefano.

Dopo aver lasciato il Real nel 2006, Perez vi tornò nel 2009 e ancora oggi punta a essere rieletto presidente (elezioni previste entro la fine di aprile). Del resto la stessa stampa spagnola ha sempre visto connessioni tra l’attività imprenditoriale di Perez e il suo ruolo nei Blancos, come per esempio sul tesseramento del colombiano James Rodriguez in concomitanza con gli affari di Acs in Colombia oppure su quelli dei tedeschi Oezil e Khedira nel 2011 quando Acs salì al 50% di Hoechtieff, la più grande società tedesca di costruzioni.

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