Len Blavatnik
Len Blavatnik (foto Dazn)

Il nuovo padrone del calcio italiano in tv si chiama Leonard Blavatnik, imprenditore nato in Ucraina 64 anni fa che ha costruito la sua fortuna negli Stati Uniti dove è arrivato con i genitori quando aveva 21 anni. E che ora è il patron di Dazn.

A tracciare il suo profilo è La Repubblica. Il quotidiano in un articolo molto dettagliato spiega come Blavatnik si sia sentito subito a suo agio non appena arrivato negli Usa.

Prima di fondare il suo gruppo la Access Industries, spiega il quotidiano controllato da Gedi, nel 1986, ha studiato Computer science alla Columbia University, e ha lavorato per la società di revisione Arthur Andersen e nel 1984 è diventato a pieno titolo un cittadino americano.

La svolta però arriva dopo il crollo del Muro di Berlino, nel 1989, grazie “alla famosa “guerra dell’alluminio” scatenatasi a seguito della massiccia privatizzazione delle aziende statali ex-sovietiche nei primi anni ’90”. È da lì che Blavatnik costruisce il suo impero che lo ha portato in 40 anni, secondo la rivista Forbes, a diventare il 45esimo uomo più ricco del mondo con un patrimonio di 25,2 miliardi di dollari.

Blavatnik è noto anche per le sue doti filantropiche: la sua fondazione tra il 2009 e il 2019 ha donato più di 700 milioni di dollari, di cui 65 milioni alla Tate Modern e più di 100 a università come Harvard, Yale e Oxford.

Nel 2010 ha acquistato il colosso della chimica statunitense LyondelBasell, che ha poi quintuplicato il suo valore dagli 1,8 miliardi di investimento iniziale; poi vende la partecipazione nella società petrolifera Tnk-Bp per 7 miliardi di dollari e nel 2011 fa sua anche la Warner Music, terza casa discografica del mondo, pagata 3 miliardi di dollari.

Nel suo portafoglio partecipazioni in anni più recenti figurano anche nomi come Snapchat, Spotify, Zalando, le app che riscontrano grande successo nel pubblico più giovane.

Adesso Blavatnik sta affrontando una sfida ancora più difficile: portare gli appassionati di sport di tutto il mondo a vedere i loro eventi preferiti via internet, sul cellulare, sulla tv o sul tablet.
Il suo obiettivo è creare una Netflix dello sport, spodestando i colossi mondiali della pay tv. Il modello di business, però, non è ancora consolidato, le perdite sono ancora ingenti – 1,4 miliardi nel 2019 – ma l’ imprenditore americano non si fa certo spaventare dalle difficoltà e la sua capacità di investire non sembra sia venuta meno.

Ora ha puntato una fiche da 1,5 miliardi sul calcio italiano ma per far tornare i conti deve conquistare almeno 3 milioni di abbonati da strappare con le unghie a Sky.